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20 Aprile 1970

Storia di Cellole


  Anche se la memoria di ogni usanza sacra e profana è stata cancellata dal favore che gli uomini tributano alle cose nuove e straniere, preferendole a quelle antiche e trasmesse dagli antenati. ( Tito Livio) ( 59 a.C.--17 d.C.)                                                                                    
                                                                  ATTENZIONE:
Questa pagina web non ha nessuna intenzione  di coinvolgere  nessuno che non si senta da solo coinvolto nei fatti sotto elencati.
Non ci sogniamo neanche lontanamente di fare in alcun modo politica, quello che segue è solo la disamina dei fatti come sono realmente accaduti. Non abbiamo preso in considerazione  nessuna delle varie associazioni Pro Comune, sorte appena prima, o poco dopo, dei fatti sotto descritti. Forse l'unica cosa da ricordare è la fiaccolata, svolta in paese per spronare il Comune di Sessa A., a darci l'autonomia, ed organizzata da alcuni coraggiosi a proprie spese e senza alcuna volontà politica dichiarata, con la partecipazione di tutta la popolazione.
Lunedi,20 Aprile 1970.
Ore 18, ci ritroviamo nella sala Consiliare del  Comune di Sessa A. in occasione dell'ordine del giorno del consiglio comunale che nello stesso ha la discussione e probabile votazione per l'autonomia comunale a Cellole.
Le cose, durante la discussione , incominciano a mettersi non tanto bene per noi, una settantina di persone di Cellole che stavamo buoni buoni ad assistere al consiglio comunale,nella parte riservata al pubblico.
Premessa, questa riunione del consiglio comunale, ricade in questo giorno, perché è l'ultima della amministrazione in carica, perché in attesa delle elezioni che si terranno nello stesso anno, non ci saranno altre occasioni per discutere questo ordine del giorno, il quale poi verrebbe automaticamente rimesso un'altra volta a ruolo per un'altro ordine del giorno nella prossima riunione consiliare, da considerare che quello di oggi è assurto all'onore della discussione, in questo consiglio comunale,dopo che erano state presentate due domande di autonomia, una il 18/5/1966 e l'altra il 24/11/1969,  non prendendo in considerazione quella presentata nel 1946.
Pertanto quello di oggi viene considerato da noi l'ultimo approdo.
Il primo a perorare la causa di Cellole, consigliere comunale e facente parte per il sindaco nella frazione di Cellole, Luigi Verrengia, senza tanti preamboli tira una botta al cerchio ed una alla botte,senza nessuna presa di posizione precisa, lascia tutto alla volontà del Consiglio.
Il secondo, Franco Compasso che si pronuncia per un'autonomia  subito, ma che andava ricondotta alla loro domanda di autonomia del 1946.
Altri consiglieri di opposizione , si pronunciavano per l'autonomia.
In ultimo veniva letta una lettera dell'allora segretario della DC di Cellole,
nella quale molto precisamente e molto chiaramente, si DEMANDAVA al  prossimo costituente consiglio comunale di prendere in seria considerazione la domanda di autonomia dei cittadini Cellolesi.
Il Sindaco preso atto della discussione, faceva sgombrare il pubblico perché passavano alla votazione, che come si può immaginare, non risultò a favore dell'autonomia a Cellole.
Tutti quelli che eravamo nella sala consiliare, ci ritrovammo a commentare il fatto a piazza Croce, Cellole, e si era intorno alla mezzanotte, parlando e discutendo proprio della presa di posizione di chi più doveva perorare la causa dell'autonomia, che invece rimandava ad altra data,non bastando gli anni gia trascorsi nell'attesa di questo consiglio comunale che per la prima volta prendeva in discussione il nostro problema.Poi neanche a farlo apposta, sono stati i principali beneficiari di tutto.
                                                                 
Discutendo,discutendo chi più e chi meno, si diede avvio ad un'azione di protesta che , almeno ci sembrava, non avrebbe dovuto uscire  dai binari del lecito, ma anche dare un tangibile segno di fermezza e di risolutezza a risolvere il problema una volta per tutte.
Non so come , non so chi, ma in cinque minuti, sulla piazza non rimase anima viva, ma molto incivilmente si barricarono tutte le strade che portano  al paese, senza altra manifestazione di protesta. Ed arriviamo al 21 Aprile. Senza lamentare disordini particolari o altre escandescenze.
La cosa degenerò per cause che non dipesero dalla volontà dei cellolesi,a dire il vero abbastanza scarsa, ma da chi fece arrivare in paese duecento carabinieri in assetto anti sommossa, con caschi,scudi e manganelli, che dovevano servire a disperdere la popolazione, che poi in sostanza i primi che si trovarono a fronteggiare furono, ragazzi e ragazze delle scuole medie ed elementari, ma caricandoli, costrinsero anche chi non voleva  partecipare, a prendere parte al lancio di sassi verso i Militi, che loro ricambiavano con un nutrito lancio di lacrimogeni.
Dopo vari tiri e molla, visto che le forze dell'ordine erano dislocate sul cavalcavia, tutti quelli che poterono per la via sottostante il cavalcavia ,occuparono la ferrovia, tratta Roma Napoli via Formia.
Tutto questo è incominciato intorno al primo pomeriggio, ed è durato fino a quando
Franco Compasso che faceva da tratto d'unione fra i rivoltosi, il comune di Sessa e il comando dei militari,  verso le 22 di sera  comunicò che il comune di Sessa  si era riunito in sessione straordinaria ed aveva votato all'unanimità per l'autonomia comunale a Cellole.
Questi sono i fatti e come si sono svolte le cose , come io me le ricordo.
Se  qualcuno ricorda cose diverse, o in un'altro modo è molto stupido non farlo conoscere.
E' sempre segno di puerile inesperienza ignorare ciò che è accaduto  prima che si sia nati.
                                                                     
Questo è quasi tutto quello che restava da dire di un fatto che, per volere di alcuni è finito nel dimenticatoio, insieme alle cose da non menzionare assolutamente, per dare la possibilità di pavoneggiarsi di cose che in mancanza dei fatti su elencati, staremo ancora ad aspettare.
Anche se i fatti suddetti poi alla fine sono stati, per alcuni molto devastanti, per altri un pò meno, ma a tutti hanno causato notevoli disagi, che poi fortunatamente sono stati ricompensati con la più assoluta noncuranza e sprègio per il fatto commesso, che non è stato di nessuna utilità ( ci piacerebbe sapere come avrebbero fatto, per avere il voto unanime del comune di Sessa in consiglio comunale, visto che non ci si era riuscito dal 1946.)
Ci piace ricordare, anche per quelli che adesso hanno 35 anni, fatti che i loro padri hanno portato avanti anche senza guadagnarci niente in alcun modo.
Ci fa onore ricordare i 26 (delinquenti) che hanno causato tutto questo,
anche se il 50% dei nomi sono soltanto di natura POLITICA, ed il restante  ha avuto soltanto in tono amichevole a che fare con le forze dell'ordine, le quali poi si sono trovate in dovere di iscrivere nella lista dei cattivi.
Alcuni, addirittura, non erano presenti in paese per tutta la giornata, perché al lavoro fuori paese.
Alcuni  addirittura  persero il lavoro,sopratutto per la volontà ferrea di chi avrebbe dovuto supportarli.
Per non parlare dei cinque mesi passati ad eludere la legge, per evitare di essere associati al carcere mandamentale di S. Maria Capua Vetere, essendo incappati , tutti, sotto mandato di cattura dello stesso tribunale di S.M.C.V. in attesa del processo che si sarebbe tenuto in Novembre.
                                                                         
Disagi e situazioni critiche che segnarono MOLTE famiglie di Cellole per aiutare tutti questi DELINQUENTI  a sopportare il critico momento.
Ci fa altresi onore ricordare tanti di quelli che hanno contribuito, a tutto questo mal fare, in modo più incisivo e determinante di quanti si sono trovati nell'elenco per puro caso.
E questi sono i veri destinatari di questa modesta e povera riflessione sui fatti.

Trent'anni di Autonomia Amministrativa

Questo è quello che scrive il Prof. Giovanni Verrengia dello stesso fatto:


Questo è quello che scrive il Dott. Vincenzo Freda dello stesso fatto


Scrive il sig. Michele Di Leone dello stesso fatto:


per la sentenza del tribunale di Napoli avverso la sentenza del tribunale di S.M.C.V. del 10/11/1970

   I Rivoltosi Ufficiali                    
1)   Giovanni Verrengia                                                                           
2)    Michele Fusciello   
3)    Ersilio Di Paolo                                                                                                                                                                             
4)    Costantino Martucci                            
5)    VINCENZO MARTUCCI                           
6)    Franco Freda                                                         
7)    Luigi Fusciello                                                              
8)    Benedetto Di Gasparro(Tatonno)                                                 
9)    Mario Quaranta                                                            
10)  GUIDO BELARDO                                                              
11)  VITO SIMEONE                                                  
12)  PASQUALE MEZZO
13)  Pasquale Memoli
14)  FERDINANDO PONTICELLI
15)  Ines Verrengia
16)  Alessandro Conte
17)   Pasquale Balzano
18)   BENITO MARTUCCI
19)   VIRGILIO DI FLORIO
20)   Ciro Di Lorenzo
21)   Carmine Tedesco
22)    Vittorio Vitale
23)    Giacomino Sarao
24)    Cornelio  Leone
25)    Michele Fusciello
26)   Adelmo Iacobucci
Il nome tutto maiuscolo, non sono più tra noi.
                                                                                             
                                                                            
Quello che segue è stato copiato "papale-papale" dalla copia della sentenza N. 447 del 10/11/ 1970  del Tribunale Civile e Penale di Santa Maria Capua Vetere.
                                                  Svolgimento del fatto
      Nella serata del 20 aprile 1970 si riuniva, in Sessa Aurunca, il consiglio comunale per discutere, fra l'altro, della separazione ed erezione a comune autonomo della frazione di Cellole. La questione era vivamente sentita dagli abitanti della predetta frazione i quali, ritenendo che i loro interessi non fossero stati esaminati con quella solerzia e serietà che il problema richiedeva, cominciarono a dare, nella notte sul 21 aprile, i primi segni di irrequietezza costituendo un blocco stradale sul corso principale di Cellole, all'altezza del quadrivio di piazza Chiesa Nuova ( vedi rapporto a fol. 2 vol. i ).
        Con il passare del tempo si intensificavano le manifestazioni di protesta cui partecipava una folla sempre più fitta e numerosa. Si moltiplicavano i blocchi stradali e gli episodi di intolleranza verso la forza pubblica, Pubblica Sicurezza e Carabinieri, accorsa anche da Sessa Aurunca, si che si rese necessario l'intervento di rinforzi costituiti da contingenti del X° battaglione mobile dei Carabinieri di Napoli.

                                                                          Ai blocchi stradali si aggiungevano quelli ferroviari che interessavano la linea di grande comunicazione Roma-Napoli via Formia ed interrompevano, pertanto, il transito dei convogli. I manifestanti, inoltre, circondavano un'autocorriera della ditta Petteruti, pilotata dall'autista...................... e con a bordo il fattorino ........................, la quale stava eseguendo la manovra, essendo giunta al capolinea, per tornare indietro: essi svitavano i  coperchietti delle valvole dei pneumatici facendone uscire l'aria immobilizzando, cosi, il mezzo che bloccavano, anche con due grosse travi di legno.
         Le agitazioni e i moti si protrassero per tutto il 21 aprile, sin verso le 23,30, allorquando si diffuse in Cellole la notizia che il consiglio comunale di Sessa Aurunca aveva approvato una delibera che rispondeva in modo più soddisfacente ai (e) desiderata dagli abitanti della frazione i quali, quindi, desistevano dal loro comportamento oltranzista e si decidevano, finalmente, a rientrare alle rispettive case.
        Fra i numerosissimi individui che presero parte alle manifestazioni sopra narrate venivano individuate le persone in epigrafe indicate nei confronti delle quali si procedeva per i reati di cui in rubrica. Contro alcune di esse e, precisamente VG,FMdi G,DPE,MC,MV,FL,DGB,QM,SV,TC e SG si emetteva , per la gravità dei reati loro ascritti, ordine di cattura, ma delle medesime il solo TC era arrestato, il 22 settembre 1970, in Bellinzago Novarese dove prestava servizio militare. ( omissis )
                                                                                 
                                                                Considerazioni  in diritto
          Il sindaco di Sessa Aurunca, Consales Antonio, ha spiegato, all'udienza del 29 ottobre, quali sono state le cause che hanno determinato i fatti delittuosi per i quali si procede ( foll.16 e segg. vol.VI ). Il consiglio comunale di Sessa Aurunca aveva approvato, la sera del 20 aprile, una delibera che esprimeva parere favorevole per la erezione a comune autonomo della frazione Cellole; la delibera, però, non aveva soddisfatto le aspettative, invero risalenti a molti anni addietro, dei cittadini della frazione i quali erano convenuti numerosi alla seduta consiliare.
        Anzi la gente accorsa a seguire i lavori del consiglio era rimasta, per la non sufficiente capienza della sala delle adunanze, sulla piazza antistante l'edificio del municipio, di guisa che, per dar modo a tutti di seguire i lavori, erano stati approntati degli altoparlanti che, per un guasto, ad un certo momento non funzionarono più. La concomitanza delle due circostanze, delibera poco aderente alle aspettative dei cellolesi e guasto degli altoparlanti, aveva ingenerato malumore e sospetto in coloro che avevano atteso fuori dell'aula consiliare, si che, una volta rientrati in Cellole, l'agitazione che già cominciava a diffondersi  fra gli abitanti della frazione assunse proporzioni più vaste sfociando in una vera e propria protesta di massa.
          Come suole accadere in casi del genere, gli esempi sono, ormai, molteplici nella cronaca di questi ultimi tempi, basta citare i fatti di Reggio Calabria, la protesta, lungi dall'essere ordinata e composta degenerò in una esplosione di generale violenza, indubbiamente poco degna di una popolazione operosa e civile. Soltanto nella serata del 21 aprile, quando fu votata dal consiglio comunale, riunitosi d'urgenza, un'altra delibera ove, confermandosi il parere favorevole per l'erezione a comune della frazione di Cellole, meglio venivano esposti i motivi ed i precedenti che a tale parere avevano portato, i cittadini della frazione, ormai paghi per aver raggiunto il loro scopo, desistettero dalle agitazioni rientrando alle rispettive abitazioni. ( omissis )
                                                                                 
                                  
 ****





 IL VERO TRIONFO DI UN POPOLO

   Racconto di un evento storico vissuto dal popolo
  
Testimonianze di persone che hanno vissuto quei momenti di lotta
per
  
CELLOLE
        COCOMUNE            AUTONOMO
        A cura di
      
     DOMENICO  GIRONE


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        Presentazione


20-21 APRILE 1970.  

Data, da ricordare, dell'ultima lotta che ha permesso di conquistare l'AUTONOMIA COMUNALE.
Questo è un racconto. Sono le voci di persone che hanno contribuito,con la loro dignità ed il loro corpo,alla conquista dell'AUTONOMIA. Nessuno può cancellare l'eroismo delle tante persone, che per tanti anni hanno portato avanti la volontà di volere CELLOLE COMUNE AUTONOMO.

Manifestazione popolare per Cellole Comune Autonomo



CAPITOLO    1

    
 Primi movimenti popolari

Erano ormai alcuni giorni che si era sparsa la voce sempre più insistente su "CELLOLE COMUNE AUTONOMO". Prima di questo erano stati fatti altri tentativi nel passato. Gli anziani dicevano testualmente:"Sònno trent'anni che ricèmmo è ce sparte da Sessa" (Sono trent'anni che diciamo di separarci da Sessa).Avviene così che un bel giorno alcune persone lasciano Cellole per chiamare a raccolta tutti quelli che stavano fuori a lavorare,perché si cominciava ad agitare qualcosa e c'era bisogno che tutti fossero pronti. Gli operai,i contadini,accorrono subito lasciando il lavoro. Nel ritornare a Cellole,trovano già un inizio di manifestazione. Infatti erano stati bruciati alcuni copertoni. Le strade si erano affollate dei tanti giovani che andavano avanti e indietro. Questo avvine verso mezzogiorno. Vi regnava una calma che non prometteva niente di buono. In ognuno c'era tanta agitazione tanto che il cuore voleva sembrare che stesse per scoppiare sotto l'impulso del calore dell'agitazione e non per lo sforzo dei muscoli.Sui visi della gente c'era la soddisfazione che faceva pensare a fiducia,che tutto si sarebbe risolto positivamente ed in poco tempo. Invece c'era ben altro con cui avere a che fare. Si girava per il paese e si vociferava. Si domandava come andavano le cose a Sessa,a livello politico,e se lasciavano Cellole di diventare Autonomo. Le persone che sapevano più di politica,facevano già una valutazione dicendo che sarebbe stata dura perché Sessa non aveva alcuna voglia di lasciarci liberi perché perdere Cellole significava perdere molto a livello di entrata patrimoniale. C'era anche il fatto che con Cellole avrebbero perso Baia Domizia.Quindi erano l'agricoltura ed il turismo che avrebbero fatto la differenza sulla economia.
   

     CAPITOLO    2

    Il pulman di Petteruti bruciato.

Per alcuni giorni si era fermata l'attività lavorativa. Non si andava più a lavorare per vivere quanto si respirava in paese perché la situazione si  aggravava di più. I copertoni continuavano a bruciare nei vari incroci. I giovani camminavano a gruppi per le vie del paese. La gente era decisa a tutto. La parola d'ordine era :"Cellole Autonomo".In paese si vedevano girare persone forestiere,mai viste. Si diceva che fossero dei poliziotti in borghese per controllare la situazione in paese com'era. Ad un ennesimo rifiuto di Sessa a lasciare libero Cellole,fu deciso di passare a maniere più forti. Un pulman di Petteruti, che transitava per Cellole,fu bloccato da manifestanti. Fatti scendere i passeggeri e lasciato libero l'autista,il mezzo fu parcheggiato nel pezzo di terreno,libero allora,dove attualmente c'è il palazzo ed il Banco di Napoli. Due giorni dopo fu incendiato perché si stava arrivando all'esasperazione. Per evitare la forte esplosione del mezzo che poteva danneggiare le case vicine, fu fatto togliere il tappo del serbatoio in modo che avrebbe preso fuoco ma non sarebbe scoppiato. A questa azione ne seguirono altre. Furono,infatti, incendiati copertoni lungo la linea ferroviaria, presso la stazione di Sessa Aurunca,bloccando il transito dei treni. Dicevano:"Ri treni tènno cu ru fuoco nculo" (i treni hanno il fuoco al culo). Ormai si cominciava a marcare di più l'azione rendendola più decisiva mettendo così il governo di Sessa in una maggiore riflessione su quanto stava avvenendo e far si che  si potesse risolvere il tutto in modo pacifico. I rappresentanti dei vari partiti politici,si affannavano in mediazioni cercando di  poter  risolvere la situazione politicamente. I va e vieni tra Cellole,Sessa,Caserta,Napoli,non si contavano più. Questo rinfocolava sempre più gli animi del popolo perché si rischiava di vedere svanire quella che forse sarebbe stata l'ultima possibilità di porre fine a una storia avviata anni fa e bruciare le attese degli anziani che loro malgrado non hanno potuto avere,pur avendo sopportato a livello dignitoso,a livello morale e a livello economico.


     
CAPITOLO    3

Gli  anziani


Raccontano gli anziani che quando pascolavano le bufale, agli animali veniva dato un nome. L'animale si abituava a quel nome e quando veniva chiamato andava. Un nome caratteristico dato ad uno di questi animali era,letteralmente parlando:"A Sessa nun c'è legge oh oh….".La bufala magnificamente si avvicinava a chi l'aveva chiamata. Questo testimonia il fatto che la storia è vecchia. Raccontano che da Sessa partivano  camion con l'ordine di sequestrare il grano ai contadini cellolesi.Tutto il lavoro dei contadini andava in fumo e la popolazione rischiava la fame. Ecco che il popolo di Cellole veniva  a  trovarsi con il morale da sollevare perché man mano sembrava che  la situazione potesse finire in un nulla di fatto. C'era un solo lamento che usciva dalla bocca degli anziani. Dicevano sofferentemente:"Quanta fatica nda chiglio Pantano. Era na palude,tutte canne e bosco e ce se sproffonnàva"

La raccolta delle canne a Pantano




"Po ancora pe fa ru canale è ru "Trenta Palmi (è il canale maggiore che attraversa tutto il Pantano), a faticà nda l'acqua…..mìezi gnùri…..pe fa che cosa? Po Sessa mannàva ri camion a sequestrà ru rano a nui….. quanno è a fine chi cumànna è sempe ìsso,cu tutta la galera che hammo fatto pe difende ri diritti nuosti. Ah…..chèlla gioventù nosta……"
Un singhiozzo esce dalla bocca.







Lavorazione del grano 1930





La commozione agli occhi  frena questa storia che nell'accanimento del raccontarla l'anziano non si rende conto che le parole gli escono tremanti e spezzettate. Infatti non sembra vero sentire queste confessioni. E' un uomo che è cresciuto ed è maturato sotto i sacrifici dettati da una guerra e che ha dovuto combattere nel pieno e nel vigore della sua età. Egli stesso capiva quanto stava dicendo e rassicurava che il popolo di Sessa non è cattivo. Dava un insegnamento." Nisciuno popolo, de qualunque paese,è cattivo. Ru paese piglia ru nome de cattivo da chi è rappresentato".Diceva continuamente che sono brava gente come noi, ma i cattivi sono quelli che comandano perché fanno il bello e cattivo tempo. Quelli fanno soffrire, non solo gli altri ma anche i suoi stessi cittadini. L'anziano continua nel suo insegnamento che nessun regnante cattivo ha permesso che la propria gente stesse bene. Anzi nella propria cattiveria ammettevano la sopraffazione per cui rendeva schiavo il suo stesso popolo. Dalla commozione dell'anziano esce un'altra storia. E' una storia vecchia anche questa come già sono state raccontate. I sentimenti vengono percepiti dal solo fatto di dover "raccontare" un qualche cosa che riguarda il loro passato. Il dire:"A ri tiempi miei…" (ai tempi miei…) crea nell'anziano momenti di profonda riflessione perché si tratta di scavare in quella parte del corpo chiamato:"CUORE",nel quale ognuno vi racchiude i tesori più belli e le amarezze più atroci. Anche questa ha il sapore dell'amarezza. Quell'amaro che  non potrà mai addolcirsi perché a risentirne è l'orgoglio di un essere umano. Nel loro racconto creano collegamenti  con altre storie del passato che in un certo modo rispecchiano un unico sentimento. Paragonano le loro vicissitudini a quelle dei giovani attuali che stanno lottando per Cellole.Ecco che comincia un altro racconto:"Ru viri l'orologio de ru campanile d'a chiesa e Santa Lucia?Chella è n'ata amarezza" (Lo vedi l'orologio del campanile? Quella è un'altra amarezza).Fa capire che ad ogni conquista sociale vi è sempre una pagina di dolore. Perciò noi anziani,diceva,invogliamo voi giovani ad andare avanti nella vita. Siate sempre forti nelle decisioni che prendete. Sapere che giovanissimi sono stati in galera,da un certo dispiacere però è grazie anche a questi eroi che si è potuti arrivare al successo. Nel parlare dell'orologio non racconta niente più. Detta le parole del canto.



CAPITOLO     4

L'orologio del campanile della chiesa di Santa Lucia
    messo nel 1908          


Cellole quanno se è fatto cittadino                    Cellole quando si è fatta cittadina
hanno fatto l'orologio cùmma a ru munno.        Hanno fatto l'orologio come il mondo
Ru vice Sindaco cu la mente fina                       il vice sindaco con la mente fina
ha fatto l'orologio e nun saluta nisciuno.           Ha fatto l'orologio e non saluta nessuno
E' stato misso cu musica e batteria                   E' stato messo con musica e batteria
se so divertiti poveri e signuri.                         Si sono divertiti poveri e signori.
Ma quella sarebbe stata la meglio allegria        Ma quella sarebbe stata la meglio allegria
se ri carcerati avessero stati in casa sua.            Se i carcerati fossero stati a casa loro
Il mondo sta fatto chi chiagne  e chi rire            Il mondo sta fatto chi piange e chi ride
chi va dall'egrèzza  e chi a scura.                       Chi va in allegria e chi alla scura

Un'altra persona presenta la sua versione del canto che riguarda l'orologio del campanile se pure con qualche differenza esprime lo stesso argomento.

N:B: A questo secondo canto si è cercato di adattare i versi alla frase musicale. Da come è cantato si nota che mancano alcune parole per mantenere una certa cadenza ritmica delle frasi.

Canto       Traduzione


Cellole si è messo in signoria                    Cellole si è messo in signoria (vestiti in festa)
hanno fatto l'orologio cu ri lumi.           Hanno fatto l'orologio con i lumi (illuminazione)
Su su divertiti poveri e signuri                  Si sono divertiti poveri e signori
ru spiziàle cu la mente n'ha fatto na cosa.   Il sindaco con la mente ci ha fatto una cosa.
Nun ci a tène nisciùno chèlla sarìa                  Non c'è l'ha nessuno quella sarebbe
la vera allegria se ri carcerati                             La vera allegria se i carcerati
sarìa in casa sua cusì hanno fatto                    Fossero stati in casa sua cosi hanno fatto
chi chiagne e chi rire chi tanta contentezza.   Chi piange e chi ride chi tanta contentezza
Chi la scura fiuri de rano                                      Chi la scura fiori di grano
su su divertiti frastieri e paesani.                         Si sono divertiti forestieri e paesani.



Dopo dettato dice:"Nun te pare che rice tutto coso chesta canzone?" (Non ti sembra che dice tutto questa canzone?) Infatti l'evento sta tutto nella canzone. Non c'è bisogno di parlare e raccontare tante cose.
Forse per l'anziano è come una confessione il parlare e commuoversi. Ecco che nel dettare il canto,si fa prendere dalla voglia,spontanea,di dettare un altro canto che riguarda il lavoro al canale del Trenta Palmi. Per lui è come un romanzo a puntato il quale è stato iniziato ed ancora oggi se ne scrive qualche pagina. In questo nuovo canto domina il sacrificio e l'amore per la propria terra. Appassionatamente gli viene dato il titolo:

"Canto dei vangatori del pantano" .


Canto       Traduzione


Cu la vanga pe ri fuossi    Con la vanga per i fossi
ce abbiàmmo a sculà l'acqua   ci avviamo a scolare (fare lo scolo)l'acqua
manco ru sole ce l'asciuga    nemmeno il sole ce l'asciuga
chesta terra de ru Pantano.                                  Questa terra del Pantano
Tanto nfòsa che ha chiagnùta                               Tanto bagnata che ha pianto
cùmme a mamma chiagne i figli                           come la mamma piange i figli
ma sti figli, povera gente,                                   ma questi figli, povera gente,
nun se scordano chesta mamma.                         Non si dimenticano questa mamma.
Nun dubità ce pensammo nui                              Non dubitare ci pensiamo noi
cu nu canto e ne vangata                                    con un canto ed una vangata
chesta terra nfòsa e povera                                   questa terra bagnata e povera
àdda rà a mangià ru popolo.                               Deve dare da mangiare al popolo
Ce sta Dio che ce uàrda                                      Ci sta Dio che ci guarda
e ce rà tanta forza                                               e ci da tanta forza
ste vraccèlle nun se stancano                              queste braccine non si stancano
fanno ascì nu lenzuolo.                                      Fanno uscire un lenzuolo
Adda esse a nammurata                                    Deve essere la innamorata
ca ognuno s'a po vasà                                       che ognuno se la può baciare
tanto forte àdda esse nsùonno                            tanto forte deve essere in sogno
ca àdda ascì a parola "amore".                             Che deve uscire la parola "amore"
Chesta terra e chisto mare                                 Questa terra e questo mare
è de tutti chist'attùorni                                      è di tutti questi attorno
nun po ì ru forestiero                                        non può andare il forestiero
e va a rice "terra mia".                                      E va a dire "terra mia"
Chesta terra è de sti figli                                   Questa terra è di questi figli
l'hanno chiànta puro a notte                               l'hanno pianta anche la notte
pe tenè chisto tesoro                                        per tenere questo tesoro
come ru figlio tene a mamma.                          Come un figlio ha la mamma




L'anziano sprigiona tutta la sua forza,la vitalità,nel raccontare la sua vita vissuta in momenti di sofferenza per i quali non c'era comprensione per ciò che veniva fatto e non c'era consolazione per ciò che subivano. Egli trova anche nel semplice canto il valore e la dignità che gli sono stati appartenuti ma anche un po' macchiati dalle vicissitudini nelle quali  è venuto a trovarsi. Adesso non ha più la forza fisica,quella che l'aiutava ad abbattere un muro (come si suol dire).Allora lascia che siano i giovani a riprendere quelle energie vitali. Quello che potevano fare gli anziani in quei momenti,era incoraggiarli a non avere paura, ad andare avanti. Certamente paura c'era e anche tanta. Era l'incognita di cosa poteva succedere. Poteva bastare un po di agitazione,quattro ruote bruciate,il pulman bruciato,la ferrovia bloccata,a risolvere quanto si chiedeva?Certamente  gli anziani partivano da esperienze di vita diversa da quella che si trovavano a vivere i giovani. Erano esperienze di vita molto più cariche formatesi nel sacrificio molto diverso dal sistema di vita attuale, basato su maggiori comodità. Di tanto in tanto qualche anziano,con molto senno,ammaestrava i giovani su come potevano comportarsi in casi come questi. Raccontavano le loro esperienze di guerra a mo di insegnamento. Forse mai come allora gli anziani sono stati all'attenzione dei giovani,abituati a non ascoltare troppo i consigli ritenendoli inutili per la loro gioventù e per il sistema di vita moderna. Però la nuova generazione non aveva esperienze di lotte sociali. C'era,in essi,tanta carica ma senza saperla ben disporre nel modo conveniente. Si rafforzava nei giovani la conoscenza teorica. Forse era il momento di valutare gli insegnamenti e la saggezza dell'anziano. Cosi passa qualche giorno respirando le ansie di un popolo che stava lottando. Varie voci affermavano che intorno Cellole vi stavano ferme tante macchine di Carabinieri e Polizia pronte ad entrare in paese. Questo tentava a scoraggiare un po gli animi perché forse si cominciava a prendere visione di quanto stava accadendo. Dal racconto si deduce che è stato uno dei momenti più sentito.


     CAPITOLO    5

Lotta contro le forze dell'ordine


Inevitabilmente viene il giorno in cui giovani cellolesi e forze dell'ordine si scontrano sul cavalcavia. La zona alta del corso Freda diventa un campo di battaglia. Il corpo a corpo con i poliziotti,i gas lacrimogeni,avevano creato uno scenario da guerra. L'unico modo per contrastare le azioni della polizia era il lancio di pietre. A tale proposito un camion ne scaricò un carico dal quale i giovani potevano fare rifornimenti. Alle varie cariche della polizia  cominciarono ad esserci i feriti e gli arresti di persone. La farmacista lavorava tanto mettendosi a disposizione nel curare i feriti. Tutt'ora vi sono persone che portano le cicatrici di quella lotta che rimarranno permanenti per tutta la loro vita. Altri giovani si scontrano con la Polizia nei campi di granoturco in via Firenze.
Dopo questo giorno di lotta circolò  la voce che una trentina di persone erano state arrestate. Si valutava e quantificava l'eroismo del popolo per la lotta sostenuta. Hanno subito l'umiliazione del carcere. A questo punto le persone che raccontano non vogliono più fare storia. I giovani mai avrebbero pensato che un giorno doveva entrare nel loro cuore un momento della storia di Cellole.Che sarebbero stati loro a mettere la parola "FINE" ad una lotta iniziata dai loro papà e nonni. Il popolo aveva combattuto una grande battaglia. Si era toccato il massimo che si poteva. Durante tutti i giorni,in ogni persona si vedeva nella mano una radiolina perché tutti i notiziari parlavano di quanto stava succedendo a Cellole.Tutta la nazione sentiva e sapeva.


     CAPITOLO   6

Politici  malmenati a Sessa


Ormai gli animi erano accesi ed ogni momento creava incertezze su come andava a finire. Anche qualche politico, in un momento di incontro con i rappresentanti del Comune a Sessa, ha subito una aggressione lungo le scale del Municipio Infatti vengono malmenati e addirittura viene usato  anche un bastone. Contemporaneamente a quanto succedeva nel dopo lotta,sembrava diffondersi la speranza,se pure frammista ad incertezza,che Cellole sarebbe riuscito a portare in trionfo la sua bandiera. In paese si camminava e si viveva già con questa consapevolezza. La tensione cominciava a scaricarsi lasciando al suo posto una maggiore serenità.


     CAPITOLO     7

            Un altro pulman di Petteruti fermato.


In un certo modo si riprende la vita normale. La gente andava a lavorare,i giovani andavano alle scuole superiori a Sessa. Sembrava che tutto fosse finito e tornato alla normalità quando un giorno circola voce che a Sessa stavano picchiando giovani cellolesi.In un attimo ci fu subito mobilitazione. Cominciano ad unirsi delle macchine e portare quante più persone possibili. Si risvegliò il sangue in tutte le persone ,principalmente in chi aveva i figli a scuola. In questo frangente si trova a passare il pulman di Petteruti .La gente ormai carica voleva usare vendetta verso il mezzo e l'autista. Alla ferocia della folla prevalse la saggezza di una persona che consigliava di non far male all'autista perché operaio come tutti,ma di fargli  guidare il pulman fino a Sessa e portare la gente fino a Sessa. Fu accettata l'idea e si caricò il pulman all'inverosimile. Arrivati a Sessa, alla fermata sul ponte presso le case popolari,si vedeva già tanta gente di Cellole che era arrivata prima, perché partita con le macchine. Fu un falso allarme. L'espressione di chi ha raccontato è quella di "invasione":"Sembrava che avevamo invaso Sessa tanta la gente che ci stava".Fu quindi un sollievo il sapere che i ragazzi stavano bene frequentando normalmente le lezioni. Si ritornò a Cellole con molta calma tranquillizzando i parenti che non era vero niente di quanto si era detto. Man mano che passavano i giorni si viveva nella maggiore consapevolezza che la lotta sostenuta  aveva dato il via libera a CELLOLE COMUNE AUTONOMO. Infine il tutto è rimasto nelle mani dei politici. La politica ha fatto il suo corso.


    CAPITOLO    8

Il suolo ed i confini


Ad un certo punto raccontano che nello stabilire i confini ed il territorio del nuovo Comune,ci si sia affrettati ad accettare le condizioni  dettate dai rappresentanti del comune di Sessa ritrovandoci cosi con una quantità di territorio in meno ed i confini non giusti perché il nuovo comune viene ad essere chiuso,circondato,da Sessa. Dicono che i confini sono ancora da definire. A questo punto gli anziani ed i giovani si guardavano dall'alto dell'orgoglio di avere vinto la loro lotta pur avendo l'amarezza del lavoro  legale e politico non fatto bene. Infatti per un momento l'autonomia tanto conquistata la si stava perdendo .Fu così indetto un referendum. Allo spoglio delle schede votate uscì:


IL  VERO  TRIONFO DI UN  POPOLO

F  I  N  E





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