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Il Pantano di Cellole

Storia di Cellole

                                                                          
Abbiamo recuperato degli scritti che riguardano il pantano e ne diamo uno stralcio 
qui di seguito, nel frattempo ci stiamo adoperando per avere delle testimonianze
dirette degli avvenimenti sotto riportati, nei limiti del possibile si intende, da chi,
ancora in vita , ha assistito ai fatti.

Da Civiltà Aurunca    Rivista di Cultura diretta da F. Compasso.
                                     Anno III   N°  5  marzo 1987

Socialismo,ideologia e cultura del movimento operaio nel territorio aurunco
di Giovanni Ciriello

  .........Alla fine del conflitto mondiale riprende con più energia la lotta per
 l'emancipazione e la conquista dei diritti civili. Nel corso dell'anno 1919,
unito al movimento contadino, che più di ogni altro movimento si è posto
 il problema della riconquista della terra come modello di riscatto sociale,
rivendicando la promessa del governo di assegnare, a guerra finita, le terre
demaniali agli ex combattenti, dà vita all'azione per la conquista delle terre 
del "Pantano" da molti anni abbandonate e occupate da un gruppo di 
latifondisti, tra cui il barone Fera, protetti e difesi dagli amministratori
comunali di Sessa.
                                                                                      
Uomini della Terra Aurunca
di Giuseppe Capobianco
....... Verso la metà degli anni '30 la caduta della produzione agricola
fece emergere il fallimento della politica di bonifica integrale. Qui
in Terra di Lavoro, nonostante gli investimenti notevoli profusi nelle
valli del Volturno e del Garigliano, la caduta dei prezzi dei prodotti
agricoli spinse all'allargamento dell'area investita a pascolo brado
per le bufale. Nelle stesse organizzazioni del regime si cominciò
 allora ad individuare nei proprietari assenteisti i responsabili
della caduta della produzione, e si lanciò il nuovo obiettivo della
"colonizzazione". Questa nuova politica, oltre a consentire l'estensione
della superficie coltivata, doveva servire a riconquistare consenso
tra gli strati poveri delle campagne dove non tutto era tranquillo.
In questo quadro s'inseriva il Decreto ministeriale 18/1/1939
che prevedeva opere di colonizzazione nella valle del Garigliano.
Il progetto, elaborato dal Prof. Giuseppe Medici ( Ministro
 dell'Agricoltura negli anni '50), prevedeva la creazione di 200 poderi
 di cinque ettari ciascuno nella zona del "Pantano". Ciò avrebbe
determinato la cacciata di 600 quotisti, buona parte dei quali avrebbero
dovuto aver assegnato poderi di dimensioni fino a quindici ettari che
dovevano essere realizzati sulle terre private della piana.
Gli agrari si opposero a quel progetto, ma con una tattica dilatatoria:
avviarono infatti una trattativa sulla dimensione ottimale delle aziende; 
sollecitarono lo spostamento dei quotisti sfrattati nel Basso Volturno,
dove erano in fase avanzata i lavori di appoderamento; sottolinearono
l'importanza economica della industria bufalina che doveva essere salvaguardata.
       Per i quotisti quel pezzetto di terra era l'unico mezzo di sopravvivenza.
Il Pantano essi lo avevano strappato con la lotta iniziata nell'autunno del 1920:
 Il 30 settembre di quell'anno il concessionario Fera avrebbe lasciato i 700 ettari
 ed i contadini della zona decisero di dividerseli  in quote prima che il Comune
ne rientrasse in possesso, creando cosi il fatto compiuto. E da allora la loro
lotta non è più cessata. neppure durante il fascismo. Nel 1935, infatti, un loro
compagno, Vincenzo Girone, era stato condannato a due anni di confino
perché " sobilla e istiga i contadini ad occupare i terreni demaniali". Altre 
lotte si svilupparono nel 1938, quando il Comune decise di cacciare trentuno 
quotisti  per concedere ventitre ettari del Pantano ad una società interessata
 alla produzione della cellulosa. Il podestà Laezza dovette cambiare idea 
quando vide " una folla di donne" opporsi con decisione all'avvio dei lavori.
                                                                
         La nuova minaccia di veder espulsi 600 degli 800 quotisti determinò
il massimo della tensione. " Da recentissima segnalazione --scriveva il tenente
dei carabinieri Calvano in data 27/05/1939-- risulta che lo spirito pubblico
 in detta frazione ( Cellole lo aggiungo io) è molto allarmante e che l'ostilità
 contro il progettato appoderamento non si nasconde più e viene apertamente
manifestata. Da voci raccolte sembra che quegli abitanti  sono ostinatamente
decisi ad opporsi anche con atti violenti a chiunque tentasse di espropriare i terreni
del Pantano. Si è potuto altresi raccogliere qualche notizia confidenziale affermante 
che oggi, se il Segretario dell'Unione si fosse portato a  Cellole, si sarebbe avuta
una manifestazione ostilissima ed avrebbero anche dato fuoco all'automobile
dello stesso Segretario. E' d'uopo far presente che i cellolesi sono convinti che
la forza pubblica nulla può fare contro l'elemento femminile e pertanto saranno
le donne che scenderanno nella pubblica via a dimostrare e a commettere 
qualche atto inconsulto".
      Al Grand'Ufficiale Dottor Raffaele Bianco fu perciò consigliato di non
recarsi a  Cellole.  Infatti il 28 maggio 1939  " circa un migliaio di donne"
scese in strada per bloccare l'accesso al paese.
Si organizzarono allora nella sede del fascio " riunioni di propaganda e spiegazione 
dell'appoderamento del Pantano"; ma, alla prima riunione, dei quindici quotisti 
invitati se ne presentarono solo tre.
Nello stesso tempo vennero diffidati i nove guardiani perchè ritenuti
"responsabili di stato d'animo dei quotisti". Infine s'inviò il messo comunale
Tommaso Bove a  Cellole  per leggere ed illustrare il decreto.
                                                                     
       L'invio del Bove a Cellole doveva servire per procedere agli arresti.
Due contadine,Tommasina Tibaldi 
e Rosa Freda,
 ritenute responsabili di violenze
ai danni del Bove, furono denunciate e la prima arrestata. Altri nove quotisti 
vennero subito dopo arrestati: Luigi Perretta, 

Vincenzo Sangiorgio,

 Gennaro Fazzone,

Luigi Fusciello,         


 
Luigi Verrengia

Tommaso Palmieri, 
Teobaldo D'Adamo,
Carmela e Maria Cappabianca. Per cinque degli arrestati, tra i quali le due donne, 
segui l'invio al confino di polizia per un anno. Due mesi dopo, segno che la 
mobilitazione non scemava, un'altra quotista, Giuseppina Tibaldi, fu inviata al confino.
                                                                                       
      Puniti i " responsabili", del progetto non se ne fece più nulla, anche perché 
le forze dominanti  erano interessate a lasciare immodificata la situazione
nelle campagne, compreso il Pantano. Ciò non per amore dei quotisti.
In una nota del Commissario prefettizio Dottor Foti ( è ricorrente a Sessa il
ricorso al Commissario quando la situazione si complica) del 28/05/1939
si legge: " Ora il Comune introita come reddito del demanio L. 518.436,
da cui, dedotto il tributo a favore del bilancio, di circa L. 300.000.
Ed è questa la più cospicua voce dell'entrata del bilancio, e se dovesse
venir meno totalmente, non si saprebbe come sopperirvi, e ne conseguirebbe
una parziale paralisi dei pubblici servizi."
............Infine il Pantano: esso è stato utilizzato come specchietto per le allodole
 dalla grande proprietà terriera per dividere la massa dei contadini poveri
e tenerli cosi lontani dalle loro terre, per condizionare gli orientamenti degli
strati, popolari e non, del centro. i cellolesi, nel senso comune, venivano 
ritenuti i soli privilegiati, perché erano gli unici a " ricavare profitto" dalle
 terre demaniali. Se i servizi erano inadeguati, se i problemi non venivano
 risolti, se aumentavano le tasse, la colpa era ancora e sempre dei cellolesi,
 che si rifiutavano di pagare le quote dovute. 

        

Vedi anche:  

                                                                                                           
                                                                                           

Dalla  cronistoria personale del Prof. Giovanni Verrengia,
dal 1946 al 1951,
sul  Pantano.



A quell'epoca oltre la metà dei quotisti ( intorno ai 1600 ) non solo non paga l'affitto relativo all'annata 1949/1950 ma è in arretrato anche per le annate precedenti. Tale situazione non è più sostenibile per l'Amministrazione Comunale, che, non solo si vede quasi paralizzata nella sua attività amministrativa, ma si trova nella quasi impossibilità di assicurare anche il minimo dei servizi alla cittadinanza. Per cui la Giunta Municipale, con atto urgente N. 160 del 13/12/1950 - autorizza il Sindaco " A dar corso, sia gradualmente che simultaneamente, agli atti esecutivi e di sfratto contro i quotisti morosi" - Intanto anche da Cellole, i Sigg. Freda Giacomo, Gentile Giovanni ed Esposito Vincenzo erano ricorsi al Pretore di Sessa A. "avverso la riscossione degli affitti da parte del Comune". Ed il Pretore, con sentenza del 27/6/1951 riconosce il pieno diritto del Comune alla riscossione degli affitti, con la clausola di provvisoria esecuzione. I quotisti citati innanzi, con atti notificati al Comune in data 14/8/1951 appellano la sentenza del Pretore. La stessa cosa fanno i quotisti Bove Francesco e Ricciardi Costantino avverso analoga sentenza del Pretore - (vedi del. della G.M. N.188 del 3/9/1951).
                                                                                                         
     A seguito della sentenza del Pretore del 27 giugno - favorevole al Comune - la Giunta municipale, con atto urgente del 18/8/1951  N. 184 - tenuto conto che la maggior parte dei quotisti si ostina a non pagare gli affitti, e dei sequestri " già autorizzati dal Presidente del Tribunale di S. Maria C. V." - autorizza l'esecuzione di sequestri conservativi nei confronti di altri affittuari morosi, come da elenco allegato alla delibera medesima. Inoltre con atto urgente N. 193 del 10/10/1951, la Giunta municipale chiede di adire la Sezione specializzata Agraria presso il Tribunale di S. Maria C.V. per la risoluzione,rilascio e sfratto contro 157 quotisti morosi, come da elenco allegato alla delibera stessa. A tale elenco vennero aggiunti altri nominativi di affittuari morosi con atto di G. M. N. 198 del 23/10/1951 - mentre, con delibera urgente N. 210 del 30/10/1951, la G. M. autorizza il Sindaco a produrre ricorso alla Commissione, specializzata per l'equo fitto contro quegli affittuari che corrispondono estagli inadeguati.Il Consiglio comunale, con delibera N. 441/1951, prendeva atto che con precedente delibera approvata dalla - G.P.A. nella seduta del 18/4 veniva accolta una riduzione dei canoni del 12% per l'anno 1951.


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