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Storia di Cellole

                                                                               Inizio     
   Quello che segue è opera del Prof. Giovanni Verrengia, "Cellole e la sua autonomia",  Arti Grafiche Caramanica  Settembre 2006.                                                               
                                        
La verità storica sulla questione " Pantano"
                             relativamente al periodo 1946-1951

Premessa
       Ricostruire a distanza di oltre cinquanta anni le vicende relative alla questione "Pantano" sia pure limitate
ad  un arco di tempo abbastanza ristretto, (1946-1951), non è cosa facile. E ciò perché, al di fuori degli atti
ufficiali esistenti presso il comune di Sessa Aurunca, che indubbiamente rappresentano un sicuro canovaccio,
per la delineazione cronologica degli avvenimenti, vi sono tanti episodi non codificati che pure rivestono molta
importanza per capire personaggi e comportamenti, e che possono essere focalizzati soltanto con l'aiuto dei
pochi testimoni che ancora sono in vita.
      Ad ogni modo, e con il solo intendo di poter contribuire al ristabilimento della verità su quegli avvenimenti,
che tanta parte ebbero nell' "inquinamento" dei rapporti e delle relazioni non soltanto nel nostro paese, ma anche
in tutto il territorio comunale, mi assumo la responsabilità di farlo, con la speranza di portarlo a termine nel modo
migliore possibile, lasciando fuori dal lavoro ogni valutazione personale - ad eccezione di qualche puntualizzazione-
necessaria e qualsiasi recriminazione - a posteriori.
I fatti
     La prima Amministrazione democratica del dopoguerra- presieduta dal Sindaco Avv. Francesco Izzo,
insediatasi alla fine del 1946, di fronte alle difficoltà economiche dell'Ente e tenendo presente che non era più possibile mantenere in vigore i vecchi estagli sino ad allora pagati dagli affittuari delle terre comunali, con i quali non si copriva più neanche una minima parte delle tasse che su tali terreni gravavano,nella seduta del Consiglio del 31/1/1947 stabiliva di nominare una apposita commissione per la " Formulazione di un piano di razionale utilizzazione delle terre del Pantano e di proposte per stabilire l'entità dei nuovi affitti da applicare".
      La commissione, composta da Consiglieri comunali e cittadini di : Cellole, Carano, Piedimonte, S. Castrese, Sessa ed altre frazioni, nel giro di pochi mesi portò a termine il compito assegnatole, ed il Consiglio comunale del 13/5/1947 (del n. 62), poté discutere i risultati a cui la commissione era pervenuta.
       Aperta la seduta, il Sindaco legge le proposte della commissione, frutto dell'accordo raggiunto sulla nuova entità del fitto da applicare per le tre categorie in cui erano state divise le terre del Pantano.Le proposte erano cosi formulate:
Per la 1 categoria            L. 5.000 a moggio;
Per la 2 categoria            L. 4.000 a moggio;
Per la 3 categoria            L. 3.000 a moggio.
       Nello stabilire tali importi, la Commissione aveva tenuto conto di tutti gli elementi di giudizio necessari a tale determinazione.
       Il Sindaco fa sue le proposte della Commissione ed invita i presenti a prendere la parola per eventuali osservazioni. Il consigliere Giovanni Verrengia - da Cellole- che aveva partecipato ai lavori della Commissione, propone: in primis l'accettazione delle proposte formulate dalla Commissione; in secondo luogo di raddoppiare l'affitto dei terreni coltivati a fieno, come  "Soccetella" e "Socciagrande" , in quanto " non rientravano nelle esigenze dei quotisti".
      I Consiglieri De Simone e Belgrano invece chiedono di raddoppiare i prezzi proposti dalla Commissione per le tre categorie di terreni affittati, tenendo conto della natura di tali terreni e dei tributi che su di essi gravano. Di parere contrario sono i consiglieri Giovanni Verrengia e Attilio Compasso da Cellole, e anche Antonio Verrengia da Carano. Di fronte ad un dibattito che non riusciva a trovare un punto di convergenza, il Sindaco, nell'intento di sbloccare la situazione, propone che i prezzi delle singole categorie siano aumentati di Lire mille per ciascuna, in modo da avere:
Per la prima categoria              L. 6.000  a moggio
per la seconda categoria          L. 5.000  a moggio
per la terza  categoria              L. 4.000  a moggio.
 Neanche su tale proposta si riesce a raggiungere un accordo. Il Sindaco, allora, propone di rinviare la questione di nuovo alla  commissione opportunamente integrata, affinché, alla luce di quanto emerso dal dibattito consiliare, riconsideri la questione stessa e presenti nuove proposte. Con la delibera n. 326 di qualche giorno dopo, la Giunta integra e costituisce la commissione nel modo seguente:
1)   De Simone Eugenio               Sessa Aurunca 
2)  Verrengia Antonio                  Carano
3)   Mazzeo  Domenico               Piedimonte
4)  Compasso  Attilio                  Cellole
5)   Verrengia  Giovanni              Cellole
6)   Fusco Giuseppe                    S. Castrese
7)   Decente  Damiano                 Fasani
8)   Cerrito  Andrea                     Cellole
9)    Casale  Giuseppe                  Sessa Aurunca
10)  Rossillo  Michele                  Carano
11)  Belgrano  Cesare                  Sessa Aurunca
12)  Longo  Vito                          Piedimonte
13) Sullo  Leone                          Sessa Aurunca
14)  Di Pietro  Domenico             Carano
15)  Breglia Giuseppe                   Fasani
16)   Del Prete  Filiberto               Cellole
17)   Di Gasparro  Gaetano           Cellole
18)   Seccareccia  Salvatore          Lauro
                                                                                  .           
        Come si evince chiaramente, i componenti la commissione rappresentano le zone maggiormente interessate al problema. La  commissione, nella sua nuova composizione, conclude i lavori nel giro di pochi giorni, stabilendo l'entità dei nuovi affitti nel seguente modo:
Per la prima categoria  - da  L. 5.000  a L. 5.200   -  al moggio
per la seconda    "        - da  L. 4.000  a L. 4.800   -  al moggio
per la terza         "        - da  L. 3.000  a L. 4.200   -  al moggio.
       Tali conclusioni vengono portate all'esame del consiglio nella seduta del 20/5/1947  ( Del. n. 71 ). Sull'entità dei nuovi fitti proposti dalla commissione non tutti i consiglieri presenti sono d'accordo: alcuni come Giuseppe Casale, Eugenio De Simone ed Eugenio Ciccaglione sono per il mantenimento, almeno, della proposta fatta dal Sindaco nella tornata precedente; cioè L. 6.000, L. 5.000 e L. 4.000. Il consigliere Belgrano - addirittura - propone per le tre categorie L. 8.000, L. 7.000 e L. 6.000. E su invito del consigliere Ciccaglione, lo stesso Belgrano sostiene che su tale proposta il consigliere Giovanni Verrengia non può votare " perché possessore di Quote". A questo punto insorge il consigliere Verrengia e, mentre respinge la stupida insinuazione, in quanto completamente priva di fondamento, invita il Consiglio ad approvare le conclusioni della commissione, in quanto, nel fissare i nuovi prezzi. Essa ha tenuto conto non solo le necessità del Comune, ma anche ed innanzitutto le esigenze dei quotisti, tenendo presenti le condizioni delle varie zone, i mancati lavori di bonifica, l'andamento stagionale non sempre favorevole e i prezzi dei generi prodotti.
       A questo punto il Sindaco riassume le risultanze del dibattito e, mette ai voti la proposta della commissione, che viene approvata da dodici consiglieri soltanto su ventuno presenti. Di fronte a tale risultato si può capire quale sia stata la difficoltà per i consiglieri dei paesi della " Piana"  per portare a termine una battaglia tanto aspra e difficile, tanto da dividere persino la maggioranza consiliare, che pure era e sarà in seguito sempre compatta.
Per inciso, occorre ricordare che la classificazione delle terre in tre categorie, era stata stabilita da un'apposita commissione nella seduta del 30/4/1947, e che era cosi formata: Sangiorgio Genesio, Martucci Mario ( fu Tommaso), Cappabianca Crescenzo, Sorbo Ferdinando, Cerrito Andrea, Compasso Attilio e Verrengia Giovanni - tutti di Cellole-. Avevano partecipato ai lavori di detta commissione anche i sigg. Sabatino Emilio di Piedimonte e Di Pietro Domenico di Carano. L'approvazione della delibera consiliare n. 71 del 20/3/1947 - anche se avvenuta soltanto con dodici voti favorevoli su ventuno consiglieri presenti, rappresentava per i consiglieri di Cellole Compasso e Verrengia una bella vittoria, in quanto, con la determinazione dei fitti in L.5.200; L. 4.800; e L. 4.200 - per le tre categorie dei terreni. Essi erano convinti di essere riusciti a conciliare i legittimi interessi e le aspettative dei Quotisti, con il soddisfacimento, sia pure al minimo, anche delle esigenze del Comune. Ma la soddisfazione non doveva durare molto. Infatti, l' U.T.E. di Caserta, investito della determinazione della congruità, degli affitti stabiliti dal Comune, da parte della G.P.A. ( allora Organo di controllo sugli Enti locali) con la lunga e dettagliata relazione N. 3626/1251, tenendo conto della natura dei terreni, delle qualità  agrologiche degli stessi, dell'ordinamento colturale predominante, degli indici di produttività e dei prezzi dei vari prodotti, ed in riferimento anche ai prezzi praticati dell'O.N.C., " prudenzialmente" stabilisce gli estagli come appresso: Per la prima categoria L. 7.500 a moggio; L. 6.900 per la seconda e L. 6.300 per la terza. E tutto ciò " con riguardo anche al concetto basilare del Consiglio Comunale di " aiutare il coltivatore della terra" etc. etc." ( sic)!
La relazione dell'U.T.E. di cui innanzi, unitamente alle delibere consiliari n. 62 e n. 71 rispettivamente del 13 e 20 maggio 1947, venne rimessa al Comune dalla Prefettura di Caserta con nota n. 31201 - div.; III del17/9/1947- con esplicito invito ad attenersi ai criteri stabiliti dall'U.T.E. Alla luce di quanto innanzi, la Giunta municipale, con la delibera n. 75 del 30/09/1947 e con i poteri del Consiglio, decide di modificare le delibere consiliari n. 62 e n. 71, adeguando gli estagli delle terre comunali ai prezzi fissati dall'U.T.E. e comunicati dalla Prefettura, disponendo - infine- la compilazione del " Ruolo suppletivo ".
  Le nuove misure degli affitti stabiliti dall'U.T.E., non solo concorsero ad aggravare ulteriormente il già serpeggiante malumore tra i quotisti, ma costituiscono la svolta irreversibile di tutto quanto succederà dopo e che si protrarrà per decenni ancora, prima di arrivare ad una soluzione definitiva. Infatti, una minoranza dei quotisti, consapevoli della impossibilità da parte del Comune di modificare ciò che non poteva essere modificato, accettò le nuove decisioni e si adeguò, ma la maggioranza, strumentalizzata da chi ne aveva interesse non accettò le nuove misure e dette inizio ad un'opera di sabotaggio sistematico che - alla fine - portò ai fatti che successero dopo.
E' difficile ricordare e descrivere quanto e come venne montata la questione dell'adeguamento dei fitti stabilito dall'U.T.E., da parte dei Partiti dell'opposizione. Ai responsabili del tempo della D.C. e del P.C.I. non pareva vero di avere a disposizione una materia cosi favorevole e facile da manipolare per fini politici ed elettorali. ( Ci avviciniamo, infatti, alle "famose" elezioni politiche del 18/04/1948).     
Ad ogni modo cerchiamo di non discostarci dalla cronologia dei fatti e ritorniamo agli atti ufficiali. Come accennato in precedenza, la maggioranza dei quotisti non pagava gli affitti e faceva sapere di essere disposta ad accettare soltanto le misure proposte dalla prima commissione e discusse  dal Consiglio comunale nella seduta del 13/5/1947 ( Del. N. 62) e cioè L. 5.000 - L. 4.000 e L. 3.000 - per le rispettive categorie. E ciò, perché si sapeva, o per lo meno lo sapevano bene i pochi sobillatori, che l'Amministrazione Comunale non avrebbe mai potuto modificare quanto stabilito dall'U.T.E. Ai primi di dicembre del 1948 una trentina di quotisti di Carano, tramite l'Avvocato Corrado Graziadei adiscono la sezione specializzata presso il Tribunale di S. Maria C.V. per "Adeguamento di canone di fitto"- (Delibera di giunta Municipale N. 127/48). E cosi tra discussioni, incomprensioni, invettive di ogni genere, accuse ed a volte anche insulti alle persone, si arriva al 1950.
     A quell'epoca oltre la metà dei quotisti ( intorno ai 1600 ) non solo non paga l'affitto relativo all'annata 1949/1950 ma è in arretrato anche per le annate precedenti. Tale situazione non è più sostenibile per l'Amministrazione Comunale, che, non solo si vede quasi paralizzata nella sua attività amministrativa, ma si trova nella quasi impossibilità di assicurare anche il minimo dei servizi alla cittadinanza. Per cui la Giunta Municipale, con atto urgente N. 160 del 13/12/1950 - autorizza il Sindaco " A dar corso, sia gradualmente che simultaneamente, agli atti esecutivi e di sfratto contro i quotisti morosi" - Intanto anche da Cellole, i Sigg. Freda Giacomo, Gentile Giovanni ed Esposito Vincenzo erano ricorsi al Pretore di Sessa A. "avverso la riscossione degli affitti da parte del Comune". Ed il Pretore, con sentenza del 27/6/1951 riconosce il pieno diritto del Comune alla riscossione degli affitti, con la clausola di provvisoria esecuzione. I quotisti citati innanzi, con atti notificati al Comune in data 14/8/1951 appellano la sentenza del Pretore. La stessa cosa fanno i quotisti Bove Francesco e Ricciardi Costantino avverso analoga sentenza del Pretore - (vedi del. della G.M. N.188 del 3/9/1951).
                                                                                                         
     A seguito della sentenza del Pretore del 27 giugno - favorevole al Comune - la Giunta municipale, con atto urgente del 18/8/1951  N. 184 - tenuto conto che la maggior parte dei quotisti si ostina a non pagare gli affitti, e dei sequestri " già autorizzati dal Presidente del Tribunale di S. Maria C. V." - autorizza l'esecuzione di sequestri conservativi nei confronti di altri affittuari morosi, come da elenco allegato alla delibera medesima. Inoltre con atto urgente N. 193 del 10/10/1951, la Giunta municipale chiede di adire la Sezione specializzata Agraria presso il Tribunale di S. Maria C.V. per la risoluzione,rilascio e sfratto contro 157 quotisti morosi, come da elenco allegato alla delibera stessa. A tale elenco vennero aggiunti altri nominativi di affittuari morosi con atto di G. M. N. 198 del 23/10/1951 - mentre, con delibera urgente N. 210 del 30/10/1951, la G. M. autorizza il Sindaco a produrre ricorso alla Commissione, specializzata per l'equo fitto contro quegli affittuari che corrispondono estagli inadeguati.Il Consiglio comunale, con delibera N. 441/1951, prendeva atto che con precedente delibera approvata dalla - G.P.A. nella seduta del 18/4 veniva accolta una riduzione dei canoni del 12% per l'anno 1951.
Nella stessa seduta il Sindaco proponeva di  "riesaminare la possibilità di un ulteriore riduzione per le annate scadute e per quelle da scadere, in analogia a quanto suggerito dal Commissariato agli Usi Civici di Napoli" . Contrari a tale proposta si dichiarano i consiglieri Belgrano, De Simone e Verrengia Antonio, mentre il consigliere Giovanni Verrengia si dichiara favorevole per un congrua riduzione dei canoni relativi non solo all'annata 1951, ma anche per quelli delle annate precedenti. Non solo, ma, unitamente ai colleghi Attilio Compasso, Eugenio Ciccaglione e Giuseppe Casale, si dichiara contrario al mantenimento degli attuali livelli dei fitti, con la sola riduzione, del 12%. Da notare che gli interventi dei consiglieri contrari ad ogni ulteriore riduzione dei canoni vengono applauditi calorosamente dal pubblico presente in sala. E cosi,senza mai aver potuto raggiungere un punto di incontro tra l'Amministrazione comunale e la maggioranza dei quotisti morosi, nonostante ogni sforzo fatto, la questione " Pantano" andò avanti fino alla scadenza dell'Amministrazione Izzo (1952) - e si protrasse ancora per molti anni, prima di approdare alla soluzione attuale,cioè alla legittimazione delle terre ai legittimi possessori.
     Delineato cosi, sia pure con molte lacune ed eventuali involontarie imprecisioni, lo svolgimento cronologico dei fatti e degli avvenimenti relativi al problema " Pantano" del  periodo 1947/1952 - periodo che si riferisce alla prima Amministrazione democratica del dopoguerra, presieduta dal Sindaco Avv. Francesco Izzo - d Cellole - è necessario - ora - ripercorrere tale periodo non seguendolo più lungo, il canovaccio degli atti ufficiali, ma piuttosto lungo un itinerario Sociale, politico, amministrativo e - perché no - anche morale, onde far maggiore chiarezza sui fatti accaduti e cercare di darne comprensione a quanti quegli avvenimenti non vissero. E' chiaro - però - che anche se basato sui ricordi e sulle testimonianze di coloro che per vari motivi ne furono coinvolti, il racconto sarà sempre ancorato ad episodi e fatti sempre ancora verificabili e, per quanto possibile, non si discosterà mai dal vero e dal giusto.
Nell'autunno del 1946, e per la prima volta dopo la parentesi fascista, si tennero le prime elezioni per la costituzione delle Amministrazioni democratiche. L'Italia era appena uscita dal tremendo conflitto che, oltre ad averla completamente distrutta " fisicamente" aveva lasciato tra la gente un pesante retaggio di rancori, di sospetti e diffidenze, nonché profonde spaccature politiche e morali, che ancora oggi - a tanti anni di distanza - se ne avverte il disagio. Le battaglie politiche non si combattevano sul confronto delle idee e dei programmi, bensi sui fatti e sulle vicende personali, con una tale asprezza che spesso le faceva degenerare in una indecorosa ed incivile bagarre. I Partiti politici risentivano del " clima pesante" che caratterizzava la politica italiana nell'immediato dopoguerra, e non va dimenticato che ancora si fronteggiavano sul campo residue forze della Resistenza con quelle rimaste della Repubblica di Salò.
Ebbene, nel Comune di Sessa A., la lista Liberale capeggiata dall'Avv. Francesco Izzo - di Cellole - ottenne la maggioranza assoluta, con una votazione quasi plebiscitaria - ( le elezioni si svolsero con il sistema maggioritario). Tale inaspettata ed eclatante affermazione rappresentò uno smacco per i due partiti dell'epoca: D.C. ed il P.C.I. - i quali mai digerirono la sconfitta e, in prosieguo, si trovarono sempre d'accordo nell'ostacolare con ogni mezzo il cammino della prima Amministrazione democratica del dopoguerra nell'allora nostro Comune. I maggiori esponenti di allora di tali partiti, carpendo la buona fede dei pacifici e laboriosi cittadini del nostro paese, e soffiando continuamente sul fuoco del malumore che serpeggiava tra i quotisti, condussero una campagna denigratoria e diffamatoria contro l'Amministrazione comunale in modo cosi violento e sistematico, da generare nella popolazione un clima di confusione e di diffidenza tale, da non riuscire più a stabilire un benché minimo rapporto di fiducia e comprensione per una riflessione serena, obiettiva e razionale, onde evitare quello che poi si verificò.
                                                                                                    
A questo punto, per meglio rendere comprensibili i veri motivi che sottendono alla vicenda finale e più brutta di tutta la storia, cioè, l'arresto di una ventina di pacifici cittadini, colpevoli semplicemente di essersi lasciati trascinare in buona fede in una vicenda dai prevedibili sbocchi - e per avvalorare in modo inequivocabile la tesi della " responsabilità consapevole" delle forze politiche d'opposizione in tutta la vicenda " Pantano", avvalendomi della " memoria testimonianza" del concittadino Giacomo Sorgente ( che tra l'altro fu uno dei partecipanti al fatto), cercherò di riportare fedelmente il racconto fattomi da  "Giacomino" nell'incontro avuto con lui nel mese di luglio del 2003 poco prima che ci lasciasse per sempre. E' Giacomino che racconta: Verso la metà di luglio del 1950, il grano sequestrato a Luigi Montecuollo - di Cellole- senza darne avviso al proprietario, cioè al Montecuollo, venne prelevato e portato alla trebbia dai vigili comunali preposti al servizio. Dopo trebbiato - sempre gli stessi vigili caricano il grano sul camion addetto e, insieme a due carabinieri stavano per portarlo a Sessa A. -Ma, nell'attuale piazza A. Moro, un gruppo di cellolesi ( una quindicina circa) fermarono il camion, fecero scendere i carabinieri e i vigili e scaricarono il grano, che venne portato a casa del legittimo proprietario con il carretto del netturbino dell'epoca. La sera dello stesso giorno venne a Cellole il Maresciallo dei Carabinieri di Piedimonte ( a Cellole non c'era la stazione dei CC.)- e insieme ai vigili coinvolti nella vicenda si recò in una casa privata a compilare l'elenco di quei cittadini che avevano partecipato al fermo del camion e al prelievo del grano sequestrato. Verso le tre del mattino successivo vi fù l'arresto di una ventina di persone che vennero portate in carcere e dopo subirono un processo penale. Non ricordo con precisione l'esito del giudizio e le pene inflitte ai responsabili". Questo il fedele racconto di Giacomino Sorgente, il quale su mia specifica richiesta, mi confermò che  " l'episodio non fù ne spontaneo ne accidentale, ma deliberatamente preparato e voluto" . Sul chi lo volle e lo preparò, non volle parlarne.
Tale dichiarazione - e mi ripeto ancora è la conferma del clima avvelenato che si era diffuso nel nostro paese sempre fomentato da chi ne aveva interesse, pur sapendo che a pagarne le spese sarebbe stata sempre e soltanto la popolazione. In conclusione, e per avvalorare ulteriormente la tesi di chi scrive sulla " totale responsabilità" dei due maggiori partiti dell'epoca - D.C. e P.C.I. sul problema " Pantano" e tutte le implicazioni che ne derivarono e ne seguirono l'autore ricorda e cita un episodio, che dimostra come sarebbe stato impossibile trovare un punto di incontro tra quotisti e Comune.
Il venerdi santo del 1951, nel giardino di casa del Sindaco Izzo, alla presenza del consigliere Attilio Compasso ( oggi non più tra noi ) e dell'Assessore Giuseppe Mazzeo - oggi preside in pensione- lo scrivente si rivolse al Sindaco e, più o meno, disse: " Avvocato, dai conteggi che ho fatto con gli uffici responsabili, risulta che sui terreni oggetto della contesa gravano circa dodici milioni e quattrocentomila lire di imposte. Portando gli affitti a Lire cinquemila, quattromila e, tremila - come chiedono i quotisti, il Comune incasserebbe circa dodici milioni - rimanendo con uno scoperto di circa mezzo milione rispetto alla somma da pagare per le imposte. Ebbene, pur di risolvere la questione, che ormai è divenuta insostenibile sotto tutti gli aspetti, io Vi chiedo di accogliere la richiesta dei quotisti e, per la differenza, propongo di tassarci noi ventiquattro di maggioranza, secondo un criterio di possibilità e di giustizia. Il Sindaco mi fissò per un attimo e rispose testualmente: " Tu non conosci i nostri compaesani, e per dimostrartelo ti autorizzo a concludere l'accordo con i quotisti e, se l'accordo ci sarà, la sera di martedi in albis io verrò a Cellole e in un  pubblico comizio sancirò l'accordo raggiunto". Lascio immaginare al lettore la soddisfazione mia e dei presenti, per la possibilità che si profilava di chiudere una vertenza che durava ormai da circa cinque anni, e che non lasciava intravedere il benché minimo spiraglio di soluzione. La sera stessa, verso le diciassette, nella barberia di Silvano Martucci, riunisco i rappresentanti dei partiti politici allora esistenti, nonché quei cittadini che più di tutti si battevano per ottenere una soluzione del problema, la più favorevole, ai quotisti. Riassunsi loro il ragionamento fatto al Sindaco e i termini dell'intesa raggiunta. Tutti i presenti - senza alcuna riserva - espressero, grande soddisfazione e mi ringraziarono per l'iniziativa intrapresa e il risultato ottenuto. Ci salutammo cordialmente ed ognuno se ne andò a cena. Verso le ventuno stavo raggiungendo l'attuale " Piazza dei Martiri ", allora luogo di incontro e di capannelli tra paesani, quando mi incontrai per caso con Silvano Martucci, tutto pensieroso e rabbuiato: gliene chiesi il perché. Il buon Silvano, con palese mestizia, rispose più o meno cosi: " Caro professore, tutto quello che abbiamo concordato nella mia bottega è andato a carte quarantotto perché - sto venendo adesso dalla casa di  Vincenzo Girone ( allora mitico rappresentante del P.C.I. a Cellole) - dove il compagno Spiezia - ( di cui non ricordo il nome ne il ruolo che ricopriva nel P.C.) - ha convinto i presenti a non accettare l'accordo, in quanto il Comune non può chiedere nessun affitto, perché non proprietario dei terreni oggetto della controversia.
Lascio ancora al lettore immaginare la mia delusione, ma più che altro, la rabbia e l'amarezza, pensando alla ipocrita strumentalizzazione che si portava avanti su un problema tanto serio e sempre più gravido di conseguenze imprevedibili. Purtroppo ....era cosi !
Dopo essermi reso conto della veridicità di quanto avevo appreso e della impossibilità di riannodare i fili della matassa, ormai assolutamente non sbrogliabile, il giorno dopo -Sabato santo - accompagnato dall'amico Giuseppe Mazzeo ritornai dal Sindaco e al suo sguardo interrogativo, abbassai gli occhi e risposi: " Avevate ragione e gli riassunsi gli avvenimenti della sera precedente. Quanto ebbi finito, Egli mi incalzò: " non te la prendere perché, al punto in cui stanno le cose, anche se tu offrissi di pagare cento lire a moggio, ti risponderebbero di no". E tale sentenza risultò lapidaria! Infatti, qualche anno dopo, nell'abitazione di Mario Martucci (fu Tommaso) toccò al neo Sindaco Lettieri - al caro ed indimenticabile amico dott. Enzino - verificarne la giustezza. Alla domanda da Lui posta su quanto avrebbero voluto pagare, tutti i presenti risposero di essere disposti a pagare cento lire. Questa, sia pure per sommi capi e certamente non senza lacune, è la vera storia della questione " Pantano", che tante incomprensioni, asprezze, rancori anche a livello personale, e molti fatti spiacevoli e non dimenticabili generò nel nostro paese.
Per chi volesse rivederla, approfondire o riscriverla, a futura memoria per i nostri giovani e per conservare anche questo piccolo segmento di storia del nostro paese, oltre ai documenti ufficiali esistenti presso l'archivio del Comune di Sessa A. potrebbero essere di aiuto tutta una serie di articoli - botta e risposta - intercorsi tra l'autore di questo opuscolo ed il dott. Patrone - ultimo Podestà del Comune di Sessa Aurunca, pubblicati sui quotidiani "il Mattino" , " Il Roma" e " Il Tempo" dell'epoca.
                                                                                  

Per quanto riguarda l'Autonomia di Cellole







Luigi Fusciello in rete dal 24/05/2002.
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