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Storia di Cellole > Un Cellolese Racconta

La festa di Pasqua a Cellole attraverso i simboli
A cura di
Prof Domenico Girone


I simboli della Pasqua
Era usanza regalare un pezzo di pane con un uovo sopra ai bambini.
La pasta del pane veniva a formare dei simboli:
“A pupatèlla”  “Ru iàglio” “Ru còcoro” “A pastiera”.

“A pupatèlla” per le femmine (espressione che deriva da pupetta,pupa, che vuole significare bambola,bella fanciulla,bella ragazza) ricorda le pie donne presenti alla Passione di Gesù;
Ancora oggi le nonne (di vecchia generazione) quando abbracciano una nipote usano l’espressione: “cumm’è bella sta pupatèlla de nonna” (come è bella questa pupetta di nonna)

“Ru iàglio” (il gallo) per i maschi,a forma di ciambellone intrecciato, ricorda che cantò per tre volte quando Pietro rinnegò Gesù.
Questi doni venivano dati:
la moglie al marito;
i figli sposati ai genitori
la suocera alla nuora o genero e viceversa.
La quantità di uova che si metteva sul simbolo era in variazione del valore che veniva dato a chi doveva riceverlo. Ai bambini due tre uova,ai grandi di più. Per fare bella figura si arrivava a mettere una quantità maggiore di uova arrivando anche a 20-25 uova,naturalmente in casi particolari.


A pupatèlla     
(la pasta viene intrecciata
a formare una figura femminile
e si mettono le uova)
             
Ru iàglio (la figura è tipo ciambellone,intrecciato, con le uova sopra)

      

“Ru còcoro” è il pane sul quale viene posto qualche uovo perché rappresenta il corpo di Cristo,mentre le uova sono simbolo di “nuova vita”,resurrezione, perché l’uovo,se fecondato,è una nuova vita che nasce. Prima di cuocere il pane di Pasqua veniva incisa una croce sull’impasto e recitata una preghiera: “cresci pane nda ru furno come cresce ru bene nda ru munno” (cresci pane dentro il forno come cresce il bene dentro il mondo)



Ru còcoro (Còcoro significa cerchio ed è il pane con le uova sopra)


“A pastiera” è un dolce fatto con riso,o grano, e uova. Il riso,il grano le uova sono simboli di rinascita.

Altri simboli significativi erano::
“r’acìto” (l’aceto) a tavola. L’aceto fu fatto bere a Gesù durante la sua agonia in croce. Viene usato per condire l’insalata.

“ru vino” (il vino) il vino rappresenta il sangue di Gesù versato per la salvezza dell’umanità.

Svolgimento dei giorni della settimana santa

La Domenica delle Palme

La Domenica delle Palme si vedono grandi e piccoli con ramoscelli d’ulivo che si preparano per andare a Messa.Il paese si riempie di persone.
Nell’incontrarsi si fanno gli auguri e scambiano,scherzosamente, qualche chiacchiera inerente gli ulivi,ai quali ognuno ha sottratto chi il ramoscello e chi “a frasca” (un ramo grande).
Molte donne hanno ramoscelli di ulivo ben lavorati, con intrecci e con una “bomboniera” (è un velo contenente confetti e viene legata al ramoscello) perché sono il regalo per il fidanzato.
Molto bello è vedere la chiesa piena di rami d’ulivo pronte per essere benedette.
E’ commovente la recita della Passione di Gesù Cristo secondo Matteo. Nel dolore di questa recita,fa nascere l’amore per la vita.
Durante la funzione della benedizione,tutti alzano i rami.
A fine Messa si va a dare l’augurio al Sacerdote e a scambiarsi “a Palma” (la Palma) benedetta.
All’uscita della chiesa con chiunque ci si incontra,si da l’augurio e si scambia il rametto della pace.
Se si incontra qualcuno che per qualche motivo non ha la Palma, lo stesso gli viene dato l’augurio e gli si da la palma dicendo:”Chesta Palma è benedetta” (questa palma è benedetta). Questo gesto permette che la persona,che ha ricevuto la Palma,può continuare a diffondere il gesto di pace che ha avuto.
Molte persone ci tenevano a chiedere,allo scambio della Palma,se fosse benedetta perché nasceva il sospetto o dubbio che qualcuno,che per qualche motivo non aveva fatto benedire i suoi ramoscelli,potesse appropriarsi di quella benedetta e fare lo scambio con una non benedetta.
Cosi passa la giornata vedendo persone camminare col ramoscello ed andare da parenti,amici e conoscenti a portare il simbolo della pace.
Gli uomini si pavoneggiano mettendo un piccolissimo rametto d’ulivo nel taschino della giacca o in qualche altro posto dell’abbigliamento purchè ben visibile e sarà personale,cioè non di scambio perché appartenente all’abbigliamento che si indossa.
I rami che sono di scambio vengono tenuti in mano.

Giovedì Santo

Si fa l’ultima funzione religiosa che rievoca il gesto di Gesù nel lavare i piedi agli apostoli e cambia il pane nel Suo Corpo e il vino nel Suo Sangue e si offre al Padre come Agnello immolato pronto al sacrificio lasciando a noi il pane che da la vita eterna:l’Eucarestia.
La tovaglia Quando si mangia non si mette la tovaglia, indicava mangiare per terra come faceva Gesù.
Le campane legate Dopo la funzione religiosa vengono legate (letteralmente parlando) le campane perché esprime il lutto della chiesa.
Visita ai sepolcri Poi si vanno a visitare i sepolcri,che erano ciotole di varie forme in cui vengono fatti germogliare al buio,chicchi di grano,semi di ceci e di lenticchie,ad indicare la morte e la resurrezione di Gesù.
Processione di Gesù morto Si fa la processione di Gesù morto seguito dalla Addolorata per le strade del paese. Nel caso non era possibile fare la processione per il paese,veniva fatta nella stessa chiesa. La processione anticamente veniva fatta il Giovedì. Modernamente è stata spostata al Venerdi. Alla processione i fedeli portano i ceri accesi formando due file che costeggiano i due lati della strada.


Venerdi

La gente non va a lavorare. Si fanno soltanto alcuni tipi di lavoro in cui necessita la presenza della persona e che non se ne può fare a meno, tipo dar da mangiare agli animali,mungere e simile.
In tutte le case c’è movimento.
Cominciano a fare “a pastìera” ,di riso o di grano.
Ogni famiglia fa decine ti “tortìere e pastìere”
E’ bello che ognuno fa assaggiare la propria “pastiera” al vicino o parente continuando così lo scambio augurale iniziato con “a Palma” ed anche un modo per far assaggiare qualcosa di suo.
I ragazzi vengono mobilitati per questi servizi. Infatti si incrociano tutti quanti con la “tortìera e pastìera” coperta da un panno che si recano a casa di qualcuno.
Devono fare presto perché sanno che hanno da fare più di un viaggio.
Vi possono essere famiglie che per qualche motivo non possono preparare ciò che riguarda l’usanza.
I vicini fanno si che possano vivere comunque la Pasqua facendole assaggiare un po di tutto ciò che viene fatto.
Si fanno il pane e i vari dolci  sopra accennati. Per evitare che i bambini possano mangiarne,veniva detto che dentro ci stava “ru sìerpo” (il serpente) e non venivano mangiati fino al Sabato (giorno successivo) dopo che si erano sciolte le campane e dopo che il prete era passato per la benedizione.
Modernamente la sera del Venerdi si svolge per il paese la processione

Sabato
Alle ore 10:00 si sciolgono le campane. Era l’ora in cui il parroco usciva a portare la benedizione casa per casa.
Il Sacerdote ed i Chierichetti,andando in una casa, porgevano il saluto.
Si recitava una piccola preghiera con tutti i familiari presenti.
Finita la preghiera il Sacerdote benediceva tutti i presenti ed ogni ambiente della casa.
Andando via augurava a tutti la buona Pasqua. Gli veniva dato delle uova o qualche moneta.




La benedizione anticipata alle famiglie

Quando il paese si è ingrandito,non è stato più possibile fare la benedizione delle case e delle famiglie nel giorno di Sabato dopo sciolte le campane. Fu cosi stabilito di iniziare qualche giorno prima il giro del paese per la benedizione.
Il parroco annunciava dall’altare che sarebbe cominciato ad andare a portare la benedizione alle famiglie. Qualche donna che per qualche motivo era stata fuori di casa,appena tornata andava dalla vicina a domandare se fosse passato il Sacerdote.
Quando le veniva risposto di no le si scaricava ogni tensione e agli occhi si accendeva di nuovo la gioia.


Domenica di Pasqua

La Domenica mattina si comincia con una colazione chiamata:”a fellàta”.
Sono uova bollite,pulite del guscio e fatte in tre o quattro fette (secondo la grandezza dell’uovo).
Vengono messe in un piatto alternando fetta d’uovo e fetta di pancetta tagliata a piccoli pezzi,oppure salciccia.
Tutto il piatto viene riempito che e alla fine sembra una variazione di margherita.
Viene l’ora in cui si va a Messa.
Grandi e piccoli fanno sfoggio di abiti nuovi comprati per l’occasione uno o due mesi prima.
A casa,all’ora di pranzo,la famiglia sta riunita intorno alla tavola già preparata con i piatti pieni.
Il capo famiglia benedice tutti i presenti col rametto di ulivo bagnato nell’acqua benedetta, appositamente procurata in chiesa.
Poi i figli, ed i nipoti, grandi e piccoli baciano la mano agli adulti presenti,genitori,nonni,zii.
Ai bambini che hanno baciato la mano viene dato “a mazzètta” che consiste in qualche moneta.
Si vedono cosi i cuginetti che contano i soldi e si confrontano chi ha …..guadagnato di più.     
Lunedì dell’Angelo (La Pasquetta)

Viene festeggiato da tutta la popolazione.
Si organizzano in gruppi di famiglie e con “ri  traìni” (i carri) si va alla pineta o alla foce del fiume.
Si vive un giorno di spensieratezza passandolo in allegria con canti,suoni e balli.
C’è chi preferisce andare alla raccolta degli asparagi che abbondano in pineta. Chi raccoglie le “ciammaruchèlle” (piccole lumachine che si attaccano ai rametti dei cespugli di pineta.
Da mangiare si porta tutto ciò che è avanzato il giorno prima.
Quando è il pomeriggio si fa ritorno alle proprie case.
Finisce cosi il periodo festivo della Pasqua.
Il giorno dopo si ritorna ai propri lavori lasciando alle spalle giorni di festa e di chiesa in cui ognuno ha vissuto un momento di sentimento religioso ed un momento di sentimento profano con il rivivere le proprie tradizioni.

FINE

Quaresima
A cura di
Prof Domenico Girone


Il Mercoledì delle Ceneri si usava appendere nelle strade ad un filo che andava dalla finestra di una casa a quella di fronte,due “pupazzi” (fantocci);uno vestito da maschio,l’altro da femmina.
Il maschio che si chiamava “ru Saracàro” (1) aveva in mano “ru sarachìeglio” (sono lo stesso pesce,il primo più grande dell’altro), pesce essiccato e molto economico (veniva cucinato alla brace e con un filo di olio sopra era la specialità della Quaresima) e perciò stava ad indicare che non si poteva mangiare carne,salciccia,ecc….   
(1) N.B. Saracàro (deriva dal nome del pesce che si chiama “Saràca” e nel caso del racconto,il Saracàro, a dispetto del sarachìeglio,viene personificato rendendolo,nella sua costruzione,figura umana maschile e quindi chiamato come colui che mangia “saràca” )
La femmina invece si chiamava “Quaresima” ed aveva in mano dei fichi secchi, frutti che si mangiavano in questo periodo.
Il corpo terminava con una patata dove si infilavano sette penne e ogni Lunedì ne veniva tolta una per indicare che era trascorsa una settimana.
La settimana delle Ceneri che andava dal Mercoledì al Lunedì successivo, era chiamata settimana “mozzèlla” (da mozzata,tagliata) perché era la più corta. Le due figure: “ru Saracàro” e la “Quaresima” erano magrissime ed indossavano indumenti poveri,esse si trovavano in tutti i vicoli del paese.
N.B. Durante il periodo di Quaresima, si mangiava“pane e pùorro” (il pùorro è una varietà tra cipolla e aglio molto usato in cucina)


Antichi proverbi:
1. “S’è mùorto Carnevale, s’è abbeverìto ru Saracàro” (E’ morto Carnevale è resuscitato il Saracàro)
2. “Quaresima secca secca s’è mangiato a fico secca” (Quaresima esile esile si è mangiato il fico secco)


FINE


LA   BEFANA
Prof Domenico Girone

Quando si era prossimi alla Befana,i genitori costruivano un qualche giocattolo, di nascosto ai figli, poi lo depositavano in un posto della casa che al mattino,dell’Epifania, i bambini  trovavano. Per i bambini cominciò ad essere più bella,la Befana, quando a Cellole cominciarono ad aprire botteghe che vendevano un po di tutto. Per le femminucce era una piccola bambola che di solito trovavano nella “causa d’a Befana “ (calza della Befana).Per i maschietti erano le spade e le pistole. Poi cominciarono ad uscire tanti altri giocattoli tipo moto,macchine,ecc….Gli anziani dicevano che la Befana lascia il suo dono fuori,in cortile, e non in casa perché non può farsi vedere.

La Befana chiude il ciclo natalizio che è anche il più vissuto dalle famiglie e dalla società. Come dice il detto:” Pasqua e Befanìa tutte le feste vanno via. Risponne Sant’Antuono: ce st’ancora a mia”(Pasqua ed Epifania tutte le feste vanno via. Risponde Sant’Antonio:c’è ancora la mia).

      FINE
Fidanzamento  e   Matrimonio a Cellole
     A cura di
Prof. Domenico Girone

Ecco nel racconto degli anziani come avveniva il fidanzamento ed il matrimonio a Cellole.
Nella tradizione cellolese,due giovani che desideravano manifestare i loro sentimenti lo potevano fare con lo sguardo nelle occasioni in cui la ragazza andava a Messa o altre circostanze,ma senza mai trovarsi da soli. Guai se una qualsiasi parente, della ragazza, la vedeva parlare o se la vedeva solo guardare un ragazzo o che avesse un solo sospetto che la ragazza se la intendesse con un ragazzo,arrivava subito “l’Ammasciàta” (l’ambasceria) alla mamma di lei la quale proibiva subito alla figlia di non uscire e di non guardare quel giovane.

1. Caro mio amore te voglio avvisàne  
Caro mio amore ti voglio avvisare
In questo canto si denota il senso psicologico di convincimento ad allontanare la figlia dal giovane mettendo l’aspetto religioso in primo piano. Infatti le ragazze venivano educate al rispetto religioso come primo dovere e poi aveva anche lo scopo di allontanarle dai pensieri che i sentimenti dettavano al loro cuore.
Nel canto vi sono due situazioni diverse che non racchiudono il vero senso dell’amore. Nella prima metà del canto si nota l’impegno della ragazza a far sapere all’innamorato di non andare alla S. Messa perché la mamma ha già saputo qualcosa e cerca di evitare che possano vedersi e qualcuno accorgersi della situazione. Nella seconda metà,invece, sembra che il giovane (rifiuta la ragazza) sia contento di staccarsi dalla ragazza prendendo a pretesto una particolarità della sua carnagione. Quindi il giovane, risponde alla ragazza facendole sapere di non volerla più per il fatto che è bruna assai. Ma lei,rispondendo a sua volta,si fa paragone con la qualità della terra bruna che è molto fruttuosa e gli manda a dire di essergli stata fedele conservando ancora il garofano, ricordo del dolce amore vissuto di nascosto.
Canto       Traduzione
Caro mio amore te voglio avvisane   Caro mio amore ti voglio avvisare
nun gì alla Messa che ce vaco ìne.   non andare alla Messa che ci vado io.
L’occhio cominciano a girà    Gli occhi cominciano a girare
sempe addò stammo nui vònno venì.   sempre dove stiamo noi vogliono venire.
La gente cominciano a parlà    La gente comincia a parlare
ca pe l’amore s’abbandona Dio.   che pe l’amore si abbandona Dio.
Dio nu ru posso abbandonà    Dio non lo posso abbandonare
manco l’amore posso l’assaì.    nemmeno l’amore posso lasciar stare.
Lu bene mio me mànna da Dio   Il bene mio mi manda da Dio
(il rifiuto) nun me vo ca so bruna assai.   non mi vuole perché sono bruna assai.
R’àggio mannàto a rice accussì:   Gli ho mandato a dire così:
“La terra bruna ména ru buon grano   “La terra bruna da il buon grano
la neve bianca fa pe ri cantùri.   la neve bianca è per i cantori.
Spìenni bruno te compri a denari.   Spendi bruno ti compri in denari.
M’ha ràto ru garofano quanno è bruno  Mi ha dato il garofano quando è bruno
pe gentilezza r’àggio purtato mani”.   per gentilezza l’ho portato in mano”.






2. Caro mio amore te so servitore
Caro mio amore ti sono servitore
E’ un canto ricco di amore e fedeltà dell’uno verso l’altro. La ragazza comunica al ragazzo di dover stare lontani e di non potersi sposare perché la mamma fa capire che, egli, non ha molta dote (cioè è povero). Ma la ragazza manifesta fedeltà all’innamorato anche nell’accettare una vita diversa da quella desiderata dalla mamma.
Canto         Traduzione
Lei Caro mio amore te so servitore  Caro mio amore ti sono servitore
sempe ai tuoi comandi voglio sta.  sempre ai tuoi comandi voglio stare.
Tu si la varca e i ru timone   Tu sei la barca ed io il timone
chello che me cumànni i voglio fa.  quello che mi comandi io voglio fare.
Se me cumànni de me ittà a maro  Se mi comandi di buttarmi a mare
mi ci otterò senza dolore   mi ci butterò senza dolore
saccio pe certo ca me può caccià  so per certo che mi puoi cacciare
co i tuoi ngégni e modi tuoi.   con i tuoi ingegni e modi tuoi.
Lui Faccia d’argento mio mo ce spartimmo Faccia d’argento mio adesso ci separiamo
ru cielo nu lu vò ca nui ce amammo.  il cielo non vuole che ci amiamo.
Vostra  mamma sa che ce vulemmo  Vostra mamma sa che noi ci vogliamo
subito de la ròta a dimànni.   subito della dote domanda.
Lei Nui tanta ròta nun tenemmo   Noi tanta dote non abbiamo
cu grazia de Dio ce maritammo  con grazia di Dio ci sposiamo
cu ri paràggi nuosti ce mettemmo  con i simili nostri ci mettiamo
cu grazia de Dio ce maritammo.  con grazia di Dio ci sposiamo.

 
3. Tu curtigliùccio d’amore
Tu coltellino d’amore
La ragazza è costretta a dover sopportare il sacrificio della lontananza dall’innamorato. Il ragazzo però cerca sempre di girarle intorno dimostrando il suo amore. La ragazza capisce quanto l’innamorato fa per dimostrarle fedeltà ma si sottopone al sacrificio estremo dimostrando tutta la volontà a non lasciarsi. Solo la volontà divina può essere superiore ad ogni loro decisione.
Canto      Traduzione
Tu curtigliùccio d’amore che tanto sbatti Tu coltellino d’amore che tanto batti
la fai la prima e la seconda botta.  la fai la prima e la seconda volta.
Ce vùoti e giri sempe nda sti parti  Ci volti e ci giri sempre da queste parti
chesta è la passione che te ce porta.  questa è la passione che ti ci porta.
Ce so la gente che vo spàrte.   Ci son le genti che vogliono spartirci.
Ninno pe spàrte a nui ce vo la morte  Bimbo per spartire a noi ci vuole la morte
ce vo la penna calamaio e carta.  ci vuole la penna calamaio e carta.
Prima ce vo Dio e poi la ciòrta.  Prima ci vuole Dio poi la sorte.
Ciòre d’ogni ciòre    Fiore di ogni fiore
saluta lu bene mio cu sta canzone.  saluta il bene mio con questa canzone

E’ con l’aiuto di una terza persona,chiamata “ru masciatòre” (colui che porta le ambascerie) che di nascosto crea delle situazioni di incontro e di rapporto tramite biglietti tra i due innamorati,se sanno leggere un poco, altrimenti le notizie vengono portate  a voce.
Naturalmente questa persona doveva godere di fiducia perché tante volte succedeva il contrario aggravando la situazione come nel caso del canto:



1. Intanto moro pe te
Intanto muoio per te
E’ una terza persona,chiamata “ru masciatòre” (colui che portava le ambascerie,notizie) che di nascosto creava queste situazioni di incontro e di rapporto, tramite biglietti, tra i due innamorati,se sapevano leggere, altrimenti le notizie venivano recapitate  a voce. Naturalmente questa persona doveva godere di fiducia e poteva essere un parente,un vicino oppure un amico. Succedeva però che qualcuno tradiva questa fiducia,come nel caso del canto. La ragazza manifesta il proprio dolore per non poter parlare con l’innamorato perché non sa con chi fidarsi perchè l’ambasciatore non è fedele. La ragazza si aggrappa alla fedeltà nell’essere amata dall’innamorato, bastandole questo per far durare un’eternità il loro amore.
Canto      Traduzione
Intanto mòro pe te   Intanto muoio per te
chist’ùocci miei chiàgneno  questi occhi miei piangono
scunsulati ri duluri miei.  sconsolati i dolori miei.
Te putarrìa parlà,   Ti potessi parlare,
tu ben saprai,    tu ben saprai
cu lu parlà scoperto   con il parlare scoperto
col nostro amore.   col nostro amore.
Non so cu chi fidàreme  Non so con chi fidarmi
me vulésse già   mi vorrei già
che nun è fedele ru masciatòre che non è fedele l’ambasciatore.
Basta che me vuò bene  Basta che mi vuoi bene
e fedele me sei   e fedele mi sei
n’eterno durerà ru nostro amore. Un eterno durerà il nostro amore

Quando il giovane decide di voler entrare in casa della ragazza,comincia a parlarne con suo padre. Questi avrebbe poi trovato una opportunità per aprire l’argomento col papà della ragazza e parlargli dei sentimenti del proprio figlio verso la figlia. Una volta che il papà della ragazza ha accettato,viene fissato un appuntamento,di sera,per l’incontro tra le due famiglie a casa della ragazza. Alla sera convenuta il papà, del giovane, presenta il figlio al papà della ragazza. Il papà della ragazza chiede alla figlia se lo vuole. La ragazza non può rispondere con un “SI” ma deve usare una formula che recita cosi: “Se fa piacere a vui fa piacere puro a me” (Se fa piacere a voi fa piacere anche a me). Nota bene che il figlio o la figlia da il “VOI” al genitore). Quindi la ragazza non può manifestare gioia,contentezza,allegria,perché deve essere il padre a volerlo accettare. Quando si è stabilito tutto positivamente, le famiglie si siedono e cominciano a parlare annoverando,ognuno,quello che ha o che può dare. Una volta che si sono trovati d’accordo su tutto, si stabiliscono due sere di incontro alla settimana a casa della ragazza,di solito il Giovedi e la Domenica,nelle quali i giovani possono vedersi. Naturalmente non possono sedersi vicini ma stare ben distanti l’uno dall’altra e non vengono   lasciati mai soli. Cosi continua fino a quando: “Hanna rà paròla” (devono dare parola) cioè ufficializzare il fidanzamento. Questo avviene sei mesi prima del matrimonio. E’ l’occasione questa che viene festeggiata con canti,suoni e balli. La festa si svolge a casa della ragazza. Si arriva cosi al matrimonio.
    
Periodo del Matrimonio
Giovedi
Il Giovedi prima della Domenica del matrimonio,la sposa con i famigliari,porta il corredo alla casa dove andrà ad abitare da sposata. La ragazza ed i famigliari formano un corteo una piccola processione di familiari e amici che portano i cesti pieni di tanta roba che forma la dote,il corredo, della sposa e portano tanti “canisti” (cesti). Quando stanno avvicinandosi alla casa, lo sposo la attende in casa e canta,o chi canta per lui,la canzone:

Frasca d’argento mia
Canto
E’ l’innamorato che chiama “Frasca d’argento” la sua ragazza dicendo essere l’unica speranza (spera) di vita quando le compare. E’un inno alla bellezza della ragazza che già dalla nascita (antère = fiorente),sembra essere stata fatta con “dolcezza” (passo) e con “misura” (attentamente). Su lei si è posata la fortuna perché fosse la sola ad essere paragonata ad un fiore di Primavera.

Frasca d’argento mia l’unica spera quanno cumpari tu
Lu sole se scura me ce pari nu fiore de Primavera
Ce stai fatto cu passo e cu misura n’ora che nun te vero
Me dispero n’angelo me pari la tua figura quanno pascèrono
Ste bellezze antère ha fatto l’ultima posa la fortuna

Traduzione
Ramo d’argento mia l’unica spera (raggio) quando compari tu
Il sole si oscura mi ci pari un fiore di Primavera
Ci stai fatto con passo e con misura un’ora che non ti vedo
Mi dispero un angelo mi pari la tua figura quando pascerono
Queste bellezze antère ha fatto l’ultima posa la fortuna


Oppure un altro canto

”SERENATA ALLA SPOSA”

Vedo venire na barca di diamanti  Vedo venire una barca di diamanti
rento ce state voi frasca d’argento.  Dentro ci state voi ramo d’argento   
Tririci stelle le purtate nànzi   tredici stelle le portate avanti
la luna appriesso ve fa la riverenza.  La luna appresso vi fa la riverenza

Al corteo  fa seguito altra gente che accompagna la sposa. Arrivati vengono radunati tutti i  “canisti” e si comincia la conta di tutto il corredo. E’ questo il caso in cui,davanti alla gente accorsa a vedere, vengono contati i pezzi del corredo della sposa definendola ricca o povera in base alla quantità dei pezzi. Per cui viene detto:
La sposa ha portato  panni 10,
oppure   panni 20,
oppure   panni 30,
oppure   panni 40,
ecc…
Più è alto il numero dei pezzi e più indica ricchezza per la sposa. Nella quantità numerica venivano compresi gli stessi pezzi. Esempio (considerando sul numero 40 che è ricca):
40 maglie
40 calzini
40 mutande
40 ecc… di tutto
Significa che godendo di maggiori ricchezze hanno potuto permettersi il “lusso” di un cosi ricco corredo. Di tutto ciò che veniva detto,rimaneva segnato su un foglio e conservato. L’usanza locale vuole che l’uomo mette la casa ed arreda la cucina. Tutte le altre stanze spetta alla sposa arredarle


Venerdi
Il Venerdi si sta impegnati a casa della sposa. Si preparano dolci i cosiddetti: “ R’auànti “.Si fanno pulizie generali in casa. E’ un continuo via vai.


Sabato
Si arriva al Sabato,vigilia di matrimonio. La sera di Sabato si dice: “ A sposa st’a ri troni”. (tradotto:La sposa sta sul trono) Questa festa si svolge a casa della sposa. C’è anche lo sposo. Sia la sposa che lo sposo mettono dei vestiti adatti alla occasione. La casa viene aperta a tutti quelli che vogliono andare a salutare i futuri sposi. Questa infatti è anche un’occasione per riappacificarsi tra persone che per qualche motivo non hanno attraversato una felice convivenza. Vi sono canti,suoni e balli e tutti possono prendere parte all’allegria. Chi va a salutare la sposa,porta la “Palma”. In questa “Palma” vi è infilata qualche banconota come dono. Quando la persona porta un dono alla sposa si dice che:”V’a runà” (tradotto; Va a donare).

A  Palma
“A Palma” è lavorata con fili di ferro sottili e poi ricoperti di cera e nel suo lavoro ultimato si presenta come “Fiori d’arancio”. Una famigliare sta sempre vicino alla sposa la quale prende la “Palma” e la pone sul letto. Alla fine tutto il letto si riempie di “Palme”. La sposa in cambio del dono avuto,da qualche confetto presi con un cucchiaio d’argento. Nel frattempo in cortile si svolge la festa. C’è chi canta,suona e balla. Vengono invitati anche gli sposi a ballare o cantare. Quando la festa si considera quasi finita,viene cantata la canzone in cui lo sposo la sollecita a vestirsi e a salutare i familiari,i vicini,e tutte le cose che le sono appartenute.




CARA ARRICCHISCI RI PANNI.

Canto
     Traduzione
Cara arricchisci ri panni   Cara rendi ricchi i panni
è giunta l’ora de ru tuo partìne.  è giunta l’ora del tuo partire.
Alla casa tua ci si stata tanto   Alla casa tua ci sei stata tanto
alla casa de ru tuo amore ce a murì.  Alla casa del tuo amore ci devi morire.
La gente cu mammita cui piangono  La gente con tua madre che piangono
Cu le toi sorelle cu le toi vicine.  Con le tue sorelle con le tue vicine.
Licenzia ru letto addò dormivi  Licenzia il letto dove dormivi
Le cuscinelle addò ce riposavi.  I cuscini dove ci riposavi


Quando la festa è finita tutti se ne ritornano a casa. Si prepara qualcosa  da mangiare per i soli famigliari stretti.

Domenica di Matrimonio
Di buon mattino lo sposo va presso la casa della sposa e canta la canzone:





SCETETE  CARA  SPOSA
Svegliati cara sposa

Canto       Traduzione

Scètete cara sposa ch’è giunta l’ora  Svegliati cara sposa ch’è giunta l’ora
è giunta l’ora della tua partenza  è giunta l’ora della tua partenza
licenzia ri tuoi fratelli e le tue sorelle. Licenzia i tuoi fratelli e le tue sorelle
Chesto lu canto a vui a sciòre de miglia questo lo canto a voi a fiore di miglia
la voglio salutàne sposa e famiglia.  La voglio salutare sposa e famiglia

Quando è l’ora della S. Messa la sposa si avvia a piedi portata sotto braccio dal papà e tutti i famigliari dietro. Secondo i casi o gli accordi tra le famiglie,possono accodarsi anche i parenti dello sposo,naturalmente dietro agli invitati della sposa. Man mano che la sposa cammina,le viene fatta “A ciuriàta” di modo che cammina sui fiori. E’ la prima zia a farla e deve durare dalla casa fino alla chiesa. Di tanto in tanto, lungo il cammino, qualche altra donna lo stesso le fa “a ciuriàta” ,se pure per breve tragitto. Le altre donne che hanno  fatto “a ciuriàta” ricevono una manciata di confetti. C’è anche chi mette un nastro di traverso alla strada di modo che la sposa lo tagli. Anche queste ricevono una manciata di confetti. Qualche zio stretto,di tanto in tanto lancia in aria,tra la folla che fa ala, manciate di confetti.

Matrimonio 1950 In primo piano Rosa Sorgente, prima zia della sposa, che fa “A ciuriàta” Questo spetta farlo alla prima zia della sposa.







La sposa entra in chiesa
(la vecchia chiesa di Santa Lucia)

Matrimonio 1950 Si vedono i bambini che si lanciano a gara e cercare di prendere quanti più confetti possibili. Lo sposo intanto aspetta all’altare con qualche famigliare che gli tiene compagnia.
Matrimonio 1950


Matrimonio nella vecchia chiesa di Santa Lucia 1950 Il prete che sta celebrando è Don Enrico Martone
.

In chiesa i parenti dello sposo si siedono alla fila dei banchi,lato dello sposo; ed i parenti della sposa all’altra fila. Finita la cerimonia religiosa si va a casa dello sposo per il pranzo. La giornata passa tra il mangiare,bere,canti,suoni e balli. La sposa non può mangiare e deve girare continuamente tra gli invitati. La preparazione del pranzo è affidata ad alcune donne capaci di saper cucinare per tale quantità di persone. Queste donne si fanno pagare con: “ Ri lacci d’oro” (collane d’oro) e deve essere la sposa a pagare. Se non ha collane d’oro, per pagare,si va a comprarle a Sessa perché a Cellole non esiste chi vende oro. Quando tutto è finito ognuno se ne torna a casa. Gli sposi passano cosi la loro prima notte d’amore nella loro casa.

Lunedi
Il Lunedi mattina viene la prima zia, dello sposo, a bussare alla porta di casa. Porta una “gallina” con al collo un fiocco o nastro di colore azzurro. Dopo bussato viene ricevuta, in casa, e mostrando la gallina chiede: “Ve meritate chesta iaglìna?” (tradotto: Vi meritate questa gallina?) La risposta dello sposo è legata al particolare se la prima notte d’amore è stata consumata.

N.B. Quando è la mattina,della prima notte d’amore,la sposa non deve fare il letto. Lo deve lasciare intatto senza smuoverlo perché è la prima zia dello sposo che deve farlo. Il motivo però è che la zia deve vedere la prova della verginità della sposa e farla poi vedere a tutti gli altri.

Quindi la zia nel dire se meritano la gallina sta ad intendere che se “SI”, la prova della sposa c’è e quindi possono prendersi la gallina E la zia si prende le lenzuola. Se la risposta è “NO”,la zia se ne va riportandosi la gallina significando che o non si è consumato subito oppure la sposa non era più vergine. Gli sposi iniziano cosi la loro vita coniugale ma per tutta la settimana non possono uscire. Sono i famigliari a svolgere tutto ciò di cui hanno bisogno.

La Domenica successiva è d’obbligo andare a Messa.
La Domenica successiva gli sposi devono andare a Messa. Devono vestire di nero ed essere accompagnati dai parenti più stretti. Dopo la S. Messa si va a mangiare a casa dei genitori della sposa i quali  fanno trovare un bel pranzo per l’occasione. Passata la Domenica si fa vita regolare.

I nomi ai figli
Nel dare il nome ai figli si segue quest’ordine:
prima il nome del genitore dello sposo (rinnovano il nome dei nonni paterni)
poi il nome del genitore della sposa (rinnovano il nome dei nonni materni)

Poi si passa al nome del fratello o sorella dello sposo (da rinnovare il nome dello zio o della zia paterna)

E si passa al nome del fratello o sorella della sposa (da rinnovare il nome dello zio o della zia materna)

Nel caso che non è possibile rinnovare un nome familiare, allora si sceglie. In questo vengono coinvolti i familiari nel suggerire l’uno o l’altro nome perché ognuno dirà la sua ed ognuno esprimerà consenso favorevole o contrario per un nome.

In alcuni casi ci sono stati scontri e litigi proprio per questo tanto da spingere la coppia a rompere ogni rapporto e mettere un nome a loro simpatia senza più far intervenire i familiari. Vengono a crearsi degli odi familiari che durano per tanti anni.

  
 FINE


Natale  

A cura di
Prof DOMENICO  GIRONE


Il Natale è molto atteso. Quasi ogni famiglia ha cresciuto un maiale  ed è in occasione di questa festa che viene ammazzato. Si diceva:” Cu ru pùorco acciso e ru vino buono ce facemmo vìecci vìecci”(Col maiale ammazzato ed il vino buono ci facciamo vecchi vecchi).Poi si fa il forno da avere pane fresco. E’ così che già qualche giorno prima cominciano i preparativi per la festa di Natale. Le famiglie si riforniscono di minestra,la cosiddetta “taglia e crisci” chiamata anche “ (taglia e cresci).E’ chiamata cosi perché si taglia e ricresce. Viene chiamata anche “A menesta natalina” (La minestra natalina) perché “spiga a mazzòccola” (spiga il broccolo) nel periodo di Natale. Sarebbe quella che ha “le mazzòccole” (i broccoli) grandi. La vigilia infatti si mangia minestra,cucinata in vari modi. Intanto per il paese girano i zampognari che vengono dalle zone di Cassino,e con le loro musiche riempiono l’aria dell’atmosfera natalizia.

La  vigilia

Nella giornata della vigilia le donne sono molto indaffarate per preparare i cibi che verranno consumati la sera. Gli uomini invece si dedicano a preparare il camino mettendo “ru capo fuoco” (il ceppo) più grande possibile e con tanti pezzi da avere tanta brace, perché su essa verrà cotto il baccalà. Inoltre preparano il vino che si prevede già di consumare. Si coglie qualche limone dalla pianta. Quasi tutti ne hanno una perché si ritiene molto utile per i vari usi. I bambini si rendono servizievoli pregustando già “ la mazzetta” (dono di Natale) che riceveranno dai genitori,nonni e zii il giorno dopo. La giornata passa allegramente fino a quando è ora di mangiare. Quando è sera si prepara la tavola e tutti insieme si mettono a mangiare. La sera della vigilia ogni famiglia la passa per proprio conto nella propria casa.

Le ricette della vigilia

La sera della vigilia si mangia la minestra,il baccalà,frutta secca e fresca.
La minestra viene cucinata in diversi modi:
“A menesta cu ru ndrùoppoco”  (la minestra con l’inciampo) Assieme alla minestra vengono cotte le ossa di maiale,appunto chiamati “ndrùoppoco”, e le cotiche. Questa ricetta fa da primo e da secondo.
“A nsalata e menesta”.Della minestra si prende solo la cima, “broccoli”, viene cotta in acqua senza condimento. Poi si lascia raffreddare. Messa in una zuppiera viene condita con olio,un poco di aceto,aglio. Per chi vuole, al posto dell’aceto può spremere il limone.
“Baccalà e vrùocculi e ràpe” (Baccalà e broccoli di rape). Si fa la cottura dei cibi separatamente poi verso la fine si mettono insieme per far ultimare la cottura di modo che si insaporiscono.
“Baccalà arrustito” (Baccalà arrostito) Viene cotto sulla brace. Messo nel piatto,si passa sopra un po di olio.
“A nsalata e baccalà” (L’insalata di baccalà) Il baccalà si fa cuocere nell’acqua,solo bollito,poi si spolpa per bene e viene messo in una zuppiera al quale si aggiunge olive bianche e nere,prezzemolo,aglio,olio.
“Ru baccalà a pizzaiuola”  (Il baccalà alla pizzaiola) E’ il baccalà cotto con sugo di pomodori e peperoncino (però è meno usata questa ricetta).
Poi c’è la frutta secca e fresca.
Frittelle natalizie sono un dolce di casa fatte con: farina di granturco; qualche uovo e una manciata di uvetta appassita. Si impastava e poi si facevano frittelle da friggere.
Passa così il resto della serata stando vicino al camino e raccontando storie o fatti fino all’ora della S.Messa di mezzanotte.
Chi poteva permettersi di avere la tombola invitava in casa i parenti o vicini. Naturalmente questo è un periodo più moderno perché da non dimenticare che i negozi non ci stavano e tante cose belle non si conoscevano ancora.

La notte
Quando era ora di andare a Messa,ci si “ncappottava” (si indossava il cappotto) e si andava in chiesa. A fine della S.Messa,si scambiavano già i primi auguri. Qualcuno diceva,scherzosamente dopo fatto gli auguri:”Chisti auguri so frischi frischi pecchè è appena nato ru ninno” (Questi auguri sono freschi freschi perché è appena nato il Bambino).
La notte di natale chi aveva possibilità economiche sparava dei “Botti” acquistati da Costantino e Giuseppe Iacobucci che per vivere costruivano fuochi d’artificio in località “Scuotti” . Tra i fuochisti ci stava un certo Girone,di Sessa Aurunca,molto bravo. Però un giorno che stava preparando delle polveri,alcuni botti presero fuoco e nello scoppio mori.
Quando si usciva dalla chiesa,ognuno camminava con passo lungo perché si diceva che andava in giro “ ru lupo mannàro” (Il lupo mannaro),cioè la persona che si trasforma in bestia, per cui la raccomandazione ai ragazzi ad andare subito a casa.
    
Il giorno di Natale
La mattina di Natale si vedono le famiglie impegnate con i vestiti, chi fatti cucire per l’occasione e chi comprato a Sessa, poiché Cellole era sprovvisto di negozi di abbigliamento. C’era qualcuno che veniva da fuori a vendere qualche cosa.
Si racconta di una donna che veniva da Minturno e girava per il paese con un cesto sulla testa e vendeva roba di abbigliamento o lenzuola o ciò che poteva portare per donne e bambini.
Ritornando alla famiglia, quando era ora di andare a messa,la famiglia intera faceva sfoggio dei panni nuovi. Nel cammino si incontravano con altre persone le quali si scambiavano gli auguri. Le persone che stavano lontane le si salutavano alzando il braccio e con la mano aperta. A loro volta ricevevano lo stesso saluto. Nella tradizione il Natale è sempre stato la festa della famiglia. Il detto recita: “Natale cu ri tuoi l’àte feste addò te trùovi” (Natale con i tuoi le altre feste dove ti trovi).Di Natale la famiglia doveva stare unita perché la nascita di Gesù era il simbolo dell’unione famigliare. Usciti dalla chiesa si tornava a casa. Si preparava il pranzo col migliore cibo. Quando non c’era la pasta,”ri maccarùni” (i maccheroni) la donna preparava  la “lània” (tagliatelle di casa),oppure “ri strangulaprìeuti” (gli gnocchi).Il sugo fatto “cu a braciola” (con la braciola).Nell’imbottitura vi mettevano”uva passa,pignùoli (pignoli) sale,pepe e prezzemolo”(uva passa,  pignoli,sale,pepe e prezzemolo) e poi la fetta di carne veniva avvolta col filo da cucire in modo che non fuoriuscivano gli ingredienti che erano stati messi dentro. Quando la donna preparava i piatti a tavola, se il bambino sapeva scrivere un poco  metteva la letterina di Natale sotto il piatto del papà. Il papà fingeva la curiosità dell’oggetto sotto il piatto. La prendeva e la passava al figlio fingendo interessamento per la cosa ma incaricandolo di leggerla. Quando aveva terminato di leggere,il figlio baciava la mano al papà poi alla mamma, poi ai nonni e agli zii se questi stavano presente,dicendo:”Auguri pe cient’anni” (auguri per cento anni) ed il papà,o altri,rispondevano:”Puro a te figlio mio” (Pure a te figlio mio).Ognuno dava la mazzetta al bambino. Da tenere presente che anche i figli sposati dovevano baciare la mano ai loro genitori. Poi si poteva mangiare. Nel vino si usava mettere le fette di limone perché permetteva di poter digerire più facilmente. Infatti nella “giàrra” (caraffa)  si preparava già il limone tagliato a fette e poi si riempiva di vino. Alla fine del pranzo le fette di limone,inzuppate di vino, venivano mangiate. Il fuoco naturalmente non poteva mancare sia per riscaldare l’ambiente,sia per l’utilità nel cuocere qualcosa. Il pomeriggio si usciva a trovare i parenti. Quando la sera si ritornava a casa era tutto finito.

CANTI  DI  NATALE  della tradizione cellolese
IN  DIALETTO ED IN ITALIANO

(raccolta) a cura di DOMENICO    GIRONE

Osservazione
Nella presente raccolta di canti natalizi,della tradizione cellolese,o che comunque sono stati composti ,troviamo canti che pur avendo parole diverse la melodia è la stessa,la stessa cosa su melodia diversa su stesse parole.
Era usanza sfruttare una bella melodia ,di un canto,cambiandovi le parole,e viceversa,variando cosi il canto in un gusto personale.
I canti tradizionali cellolesi sono contrassegnati,a fianco del titolo,con: “(di tradizione)”.
Gli altri canti sono composti personalmente oppure portano segnato il nome degli autori.


GLI ANGELI CANTANO OSANNA   
(di tradizione)
(Gli angeli cantano Osanna)
(Cantato da  FRANCESCO  GIRONE negli anni 1940-45 circa)

Ninno mio dormi e riposa
chiudi ormai le luci belle.
Lo splendor delle tue stelle
rende l’alba vergognosa.
In cielo gli angeli cantano Osanna
al bambinello che è nato:Gesù.
In terra gli uomini cantan la nanna
al bambinello che è nato quaggiù.
Dormi e riposa,dormi e riposa.
Ti contemplo o pargoletto
nella grotta in cui raccolto
tutti i beni tieni nel volto
che innamorano ogni petto.
In cielo……………………………
Sono due stelle lustre e belle
gli occhi suoi brillan d’amore.
Sono tante accese e belle
che innamorano ogni core.
In cielo……………………………..
Sono pastore al suono, al canto,
piano,piano,piano,pianino.
S’è svegliato quel bambino
che l’amore fa sciogliere in pianto.
In cielo……………………………..

EVVIVA  E’ NATO  IL  RE
(di tradizione)
(Evviva è nato il Re)

Evviva evviva è nato il Re
che nel mondo è Re novello
nuova gloria d’ Israel
che per noi bambino si fè.

Evviva evviva è nato il Re.

Evviva  evviva il Re Messia
che ci diede a noi Maria
vergine e Madre Dio la fè
evviva evviva è nato il Re.

Evviva……………………

Evviva evviva il Re di pace
agnellino santo verace
nella grotta di Bethlem
che per noi bambino si fè.

Evviva…………………….

Evviva evviva il Re del mondo
agnellino e Adamo secondo
nella grotta di Bethlem
evviva evviva è nato il Re.

Evviva……………………..
INNO   PASTORALE
(di tradizione)
(Sulla melodia di “Formarono i cieli”)

Lodate pastori il Verbo divino
lodate il bambino col gaudio nel cuor
voi tutti fedeli in giubilo santo
lodate col canto del nato Signor.

Del nato Messia dai vati predetti
la stalla e ricetta prodigio d’amore
sul fieno se giace il freddo patisce
sospira e vagisce il Dio redentor.

Voi Angeli e Santi dal cielo calate
voi lieti esaltate l’eterna bontà
egli è l’agnello che toglie il peccato
e il verbo incarnato che l’uomo creò.

O caro Bambino divin redentor
infiammaci il cuore di tua carità
ma l’alma costante fedele al tuo amore
un di lo splendore dal cielo vedrò.



NINNA NANNA A GESU’ BAMBINO
(di tradizione)
(Veniva cantato da ALESSANDRO  MAURIELLO negli anni 1940-45 circa)

Ninno mio dormi e riposa
Chiudi ormai le luci belle
Lo splendor delle tue stelle
Rende l’alba vergognosa
La ninna nanna mio bello bambino
La ninna nanna ti voglio cantar 2 volte
    Dormi caro dormi e riposa
    Che sul fieno ti adorerò      2volte
Ti contemplo o pargoletto
Nella grotta in cui raccolto.
Tutti beni tieni nel volto
Che innamorano ogni petto.



(RITORNELLO)
Sono due stelle lustre e belle
Gli occhi tuoi brillan d’amore.
Sono tante accese e belle
Che innamorano ogni core.
(RITORNELLO)
Sono pastore al suono al canto
Piano piano piano pianino.
S’è svegliato quel bambino
Che l’amore fa sciogliere in pianto.
(RITORNELLO)


NINNA  NANNA   A  GESU’
(di tradizione)
Sulla melodia di “Formarono i cieli”
(cantato da ANGELINA  MARTINO  negli anni  1940-45 circa)

Cantate pastori la loro armonia
cantando a Maria la nonna a Gesù
cantando a Maria la vergine bella
chiù vaga di stelle diceva accussì
Fatte la nonna ru ninno fa
fatte la nonna ru ninno fa.
Gioia bella de stu core
vurria sùonno addeventà
doce doce sta canzone
che t’ha fatto addurmentà.
Fatte la nonna………………
E ma tu pe essere amato
ti sei fatto bambinello
per l’amore de st’occhi
che dormire te puoi fa.
Fatte la nonna………………..

NINNA  NANNA
(Parole e musica sono di
FRANCESCO  GIRONE
composta nel 1952/53)

Dormi ninno mio pargoletto
dormi dormi nel tuo letto
è la mamma che ti canta
dormi ninno col mio canto.
Sei la gioia di questa casa
sei l’amore di questo cuore
il tesoro della mamma
dormi ninno col mio canto.


FORMARONO  I  CIELI
(di tradizione)
Cantato da Francesco Girone (1940-45 circa)

Formarono i cieli,la loro armonia
cantando a Maria la nonna a Gesù
con voce divina la vergine bella
più vaga che stella diceva cosi.

Mio figlio mio Dio mio caro tesoro
tu dormi ed io muoio per tanta beltà
dormendo mio bene tua madre non miri
ma l’aura che spiri è fuoco per me.

Begli occhi serrati voi pur mi ferite
or quanto v’aprite per me che sarà
le guance di rosa mi rubano il cuore
o Dio che si muore quest’alma per te.

Mi sforzo a baciarti un ladro si raro
perdonami caro non posso più no
si tacque ed al petto stringendo il bambino
al volto divino un bacio donò.

Si desta il diletto e tutto amoroso
con occhio vezzoso la madre guardò
o Dio con la madre quell’occhio quel sguardo
fu strale fu dardo che il cuore le ferì.
E tu non languisci o dur amor mio
vedendo Maria languir per Gesù
che aspetti che pensi con tanta bellezza
con tanta allegrezza tu ama Gesù

Si si che trionfa amor nel mio seno
si si vengo meno per doppia beltà
se tardi vi amai bellezza divina
ormai senza fine per voi arderò.

Il figlio e la madre la madre col figlio
la rosa col giglio quest’alma vorrà
la pianta col frutto il frutto col fiore
saranno il mio amore non altri amerò

Non cerco diletti,mercede non bramo
mi basta se v’amo,l’amarvi mercè
amando Maria adorando il bambino
quest’alma meschina contenta sarà

FINE



RU BUCO BUCO

a cura di
Prof DOMENICO GIRONE



Origini

La tradizione del “BUCO BUCO” trae origine da fatti avvenuti in epoca lontanissima di cui si è perso il ricordo. L’ipotesi più probabile che si può trarre dalle parole è che un gruppo di pellegrini reduci da un viaggio in Terra Santa si trovasse di passaggio nelle nostre zone una sera di San Silvestro di tanti anni fa. Questi pellegrini poveri ed affamati pensarono di costruirsi degli strumenti improvvisati e di recarsi di casa in casa a porgere,cantando, gli auguri agli abitanti ed a divertirli con la storia di fatti miracolosi e delle avventure,ricevendone in cambio una cordiale e lieta accoglienza. La popolazione gradì l’iniziativa e l’accolse nella sua tradizione.
Per tenere viva questa tradizione anche noi, sicuri di farvi cosa gradita,porgiamo i migliori auguri per un felice Anno Nuovo.

Racconto
Crespèlle e crispìegli

La sera della vigilia di Capodanno (in dialetto si dice “Giaccalèmme”) non portava cena particolare. Si mangiava comunemente secondo le abitudini. Però venivano fatte “e crespèlle” e “ri crispiegli”
“Le crespelle” e “ri crispiegli” osservano,in un certo modo, la stessa lavorazione della ciambella solo che anziché essere rotonde,sono attorcigliate tipo farfalle. La differenza tra le due è che “la crespella” la pasta sta fatta con le patate,è più morbida, però conviene mangiarle in poco tempo; invece “ri crispiegli” sono fatti senza patate,sono più duri, e durano per più giorni.

Gruppo musicale

La sera del 31 Dicembre si formava un gruppo di persone che accompagnandosi con vari strumenti giravano il paese cantando “ru Buco Buco”.
Il gruppo che suonava e cantava era seguito da altre persone e anche da ragazzi i quali portavano qualche sacco per metterci quello che veniva offerto.
Quando si fermavano a casa di qualcuno,oltre al Buco Buco cantavano anche altri canti e si ballava pure. Da queste persone ricevevano un po di dolci,appunto “e crespèlle” oppure “ri crispiegli”o altro che avessero preparato particolarmente.

Ricordi d’infanzia

Ricordo perfettamente quando ero piccolo,più o meno i 7-8 anni andavo appresso a mio padre. Le persone che suonavano erano:
Francesco Girone  cantava e suonava la chitarra;
Claudio Palladino  alla fisarmonica;
Antonio Girone  (cugino di papà) che suonava la tromba;
Raffaele Lepore  suonava il mandolino;
Pasquale Sangiorgio cantava pure lui però faceva solo canti napoletani, il più noto per lui era “Scapricciatieglio mio” (all’epoca vendeva le bombole di GAS e riparava le biciclette nel negozio che stava in via Roma) e con questo canto partecipò ad una puntata della Corrida diretta dal presentatore Corrado
Luigi D’Adamo  al mandolino
Ciro Condanna  al banjo

Un altro ricordo della mia infanzia è che quando uscirono i piccoli amplificatori GELOSO mio padre,perché la chitarra si potesse sentire un po di più, con una fune legò l’amplificatore alla maniglia e se lo mise a tracollo. Anche la chitarra portava addosso e tramite il filo infilato nell’amplificatore suonava. Si può immaginare la scena come si presentava.

La mezzanotte

Il camminare per il paese avveniva di sera fino ad una certa ora perché alla mezzanotte ognuno stava a casa propria con la sua famiglia,salvo chi si riuniva in casa di qualcuno e festeggiavano insieme. Qualcuno racconta che alla mezzanotte qualche famiglia, benestante, cercava di fare rumore rompendo qualche piatto vecchio conservato apposta per l’occasione. Però si tiene a precisare che non si poteva eccedere troppo con la rottura di piatti perché non era possibile poterne comprare perché a Cellole non c’erano negozi e bisognava andare a Sessa Aurunca. Infatti in paese ogni tanto veniva “ru cauraràro d’Agnone” che riparava “ri cauràri” (pentoloni) ma cuciva anche i piatti rotti. Infatti in tante case si usavano i piatti riparati. Però succedeva che a qualche piatto il lavoro non era stato fatto bene, perché comunque usciva il sugo dal taglio,ecco che li conservavano per l’occasione del Capodanno.
Quelli che avevano i fucili (tanti uomini erano cacciatori) caricavano cartucce,solo con la polvere e sparavano in aria salutando l’anno nuovo.

    Gli strumenti della tradizione

Gli strumenti che appartengono alla tradizione sono:
Chitarra
Violino (il bisnonno Domenico Girone classe inizi 1800,lo chiamavano “Minico ru Violino”tradotto:Domenico il violino)
Mandolino suonato da Raffaele Lepore.
Ru buco buco era lo strumento a percussione per eccellenza e dava anche il nome alla tradizione . Esso è formato da “Ru utticieglio” (la botticella) sulla quale viene tesata una pelle con una mazza a centro e strofinando questa mazza si produce il suono.
 




scetavaiazze composto di una mazza dentata che si strofina su una mazza liscia;

     


Ru martieglio composto di tre pezzi di legno con all’estremità un pezzo da formare il martello tra cui quello di centro è fisso e i due laterali movibili che si fanno battere su quello fisso;





A tècche tècche composta da tre tavolette. Quella di centro con una maniglia e due laterali movibili,legate a quella di centro, in modo che girando quella fissa, ora a destra ora a sinistra, permetteva che le due laterali battessero su quella fissa, ora ad un lato ora all’altro lato.





“A tècche tècche” (1 tipo) era lo strumento che usava “ru banditore” (che si annunciava quando camminava). E’ colui che girava per il paese annunciando fatti o dando notizie,perché non c’erano giornali e quindi le notizie erano solo orali, passate a voce).

A tècche tècche o tacche tacche (2 tipo) è invece composta da due tavolette tenute legate al lato piccolo e venivano battute come fossero due mani che si battono una sull’altra..


 






   


A campana quella che porta la mucca
Ru triangolo di acciaio e battuto da un pezzo di acciaio
L’acciarino E’un pezzo di ferro tenuto sospeso con un filo e con una bacchetta di ferro si batte.



RU  BUCO  BUCO (testo nella versione di Francesco Girone)


1
1 Gentilissimi miei signori
nui a vui facciamo inchino
cu sinceri di vero cuore
e come afflitti pellegrini
2
A Betlemme siamo stati
la capanna a visitare
un giudeo di Gerusalemme
più non si reggea a camminare
3
Visitato abbiam la grotta
dove è nato il divino Agnello
è nato al cuore di mezzanotte
e fra il bue e l’asinello
4
Costantino l’Imperatore
era lebbroso di natura
e per guarire il suo malore
ora sentitene la cura
5
Centoquarantaquattromila
di fanciulli già pigliati
furono posti a fila a fila
e come agnelli immacolati
6
Non il sangue degli innocenti
solo l’acqua battesimale
solo l’acqua battesimale
solo quella ti potrà salvare
7
Questa grande crudeltà
una strada lui pigliava
una strada lui pigliava
e sempre quella rimirava
8
Andò in sogno a Costantino
tutto il fatto raccontava
tutto il fatto raccontava
e gli comanda di partire
9
Se avessero già pigliato
Un intero reggimento
coi mantelli tutti menati
diceva loro state attenti
10
Mentre messa lui diceva
poche rape seminava
poche rape raccoglieva
per i soldati da mangiare
11
I soldati tutti stupiti                                che San Silvestro questo faceva
per maggiore del loro stupore
furono cotti e già mangiati
12
Libertà vui date a loro
a quelle mamme disgraziate
a quelle mamme disgraziate
e come piangono tu non le senti
13
E apriteci le porte
siamo gente di creanza
siamo gente di creanza
na cosa e niente ce accontentammo
14
Zucche zucche e violini
cu chitarra e mandulini
mamme e figli tutti riuniti
e se ne andarono a Messina
15
O Sperlonga mia Sperlonga
e persino alla Maddalena
e che Dio ve la guardi
questa bella vostra mugliera
16
O Sperlonga mia Sperlonga
e perfino a Santo Vito
e che Dio ve lo guardi
questo bello vostro marito
17
O Sperlonga mia Sperlonga
e perfino a San Giovanni
e che Dio ve li guardi
i vostri figli e tutti quanti
18
Siamo stati in una bottega
baccalà senza moneta
e la bocca ancor ci fete
e ci arrabbiamo per la sete
19
E cantando per tutta Cellole
e cantando la nostra sorte
siamo giunti alla fine dell’anno
e siamo salvi dalla morte
20
Oggi è calato l’anno vecchio
e domani è l’anno nuovo
come siamo arrivati a uànno
arriveremo n’ati e cient’anni
21
Ru padrone e chesta casa
mo ce caccia na bella spasa
d’auciàti e susamiegli
e nu bicchiere e vino buono

(si fa un piccolo banchetto)

22
Ringraziammo a tutti quanti
ru padrone e la mugliera
a ri figli e chi ce vive
rento a chesta bella casa
23
Rinnovammo l’augurio
de passà ru Capodanno
cu la pace de ri Santi
a tutti chi ce ha amato
24
Addio bella famiglia
nui ce ne iammo a ca
e tornammo alle case noste
cu vui in questo nostro cuor
 
    
AVVERTENZA: il terzo e quarto rigo di ogni strofa vengono ripetuti sempre due volte,prima il solista poi il coro.
Le strofe numero 22 e 23 sono di ringraziamento per l’ospitalità.
La strofa numero 24 è il saluto finale. La melodia è del canto:Addio mia bella addio.









Musica buco buco cellolese Versione di Francesco Girone


 FINE


      

Castaldi  compra il parco di San Vito
Racconto a cura di
Prof Domenico Girone


La famiglia Occhetto
Parte del Pantano era di proprietà della famiglia Occhetto. Quando questi ha dichiarato fallimento, il terreno fu messo all’asta.

L’asta
L’asta si svolgeva al “lume di candela” nell’ufficio del sindaco nel municipio a Sessa Aurunca. All’acquisto del terreno era interessata tanta gente.

Svolgimento dell’asta
Sul tavolo veniva accesa una candela e la si lasciava sempre accesa per tutto il tempo che si svolgeva l’asta fin quando non si spegneva da sola. Tutti facevano la loro offerta però avrebbe vinto chi avesse fatto l’offerta maggiore nell’attimo che si spegneva la candela. Questo perché una volta spenta la fiammella l’asta era considerata chiusa e quindi nessun’altra offerta si poteva fare o accettare. Le persone presenti si avvicendavano in offerte sempre maggiori cercando di vincere l’asta. Tra i vari offerenti singoli ci stavano tre persone, formatesi in un gruppo, che riuscivano però ad offrire somme sempre maggiori.

Castaldi
Stava anche lui e assisteva all’asta standosene appoggiato alla porta. Aveva un bastone, tenuto sulla spalla, al quale stava legato un grosso fazzoletto contenente qualcosa.

La prima grande somma
I tre uomini erano arrivati ad offrire la somma di Lire 900.000 (novecentomila). Ormai si sentivano sicuri di fare l’affare perché la candela si stava quasi spegnendo. Ma nell’attimo che la fiammella manifestava di spegnersi,Castaldi fece sentire la sua voce facendo una sola volta l’offerta cogliendo il momento opportuno e mettendo in condizioni che gli altri contendenti non avrebbero più avuto il tempo di reagire con altre offerte.

L’offerta di Castaldi
Offri decisamente la somma di Lire 1.400.000 (un milionequattrocentomila) Una somma molto alta da poter essere contrastata da altre offerte in un tempo ormai consumato. I tre uomini si sentirono sorpresi dall’intervento di Castaldi. Cominciarono ad imprecare verso di lui perché si stavano vedendo soffiare l’affare. Lo accusavano di imbrogliare perché non poteva avere una tale somma.

Il Sindaco
Allora il sindaco spiega a Castaldi che la somma doveva essere in contanti. Volendo concedergli l’opportunità di ritirare l’offerta,forse dettata da eventuale distrazione e mancanza della conoscenza delle regole imposte e quindi a non poter fare fronte alla richiesta, poteva lasciare agli altri l’acquisto del lotto. Ma Castaldi, prendendo il fazzoletto che teneva legato al bastone, lo mette sul tavolo e davanti al Sindaco lo apre  facendo vedere tutta la somma che aveva dichiarato di offrire.

Castaldi padrone del parco
E’ cosi che Castaldi diventa il proprietario assoluto di tutto il parco. Fa pascolare tante bufale ingrandendo in poco tempo l’azienda.
     FINE

LA  CORRENTE  ELETTRICA  A  CELLOLE
A cura di Prof. Domenico Girone

La corrente elettrica portò un certo aiuto ed una certa serenità nelle case e nelle famiglie. Accendere le luci nei primi periodi significava dare vita alla casa. Cominciava a notarsi una certa ricchezza perché ogni uno oltre ad illuminare l’interno,metteva una lampadina anche fuori della casa. Le serate si allungavano perché i famosi:”Arrùozzi” (gruppi di persone che si sedevano ad un posto e parlavano,cantavano,ballavano, o in genere si divertivano) aspettavano comodamente e piacevolmente che si facesse tardi. In ogni incrocio c’èra un “lampione” che illuminava ed ogni sera si riunivano le persone per passare la serata. Ogni essere umano trova nel giorno,con la luce,il momento di vita. Quindi con la corrente elettrica,anche la notte sembrava giorno perché svegliandosi, durante la notte,sembrava comunque di vivere di giorno. E’ stato però anche l’inizio delle scosse elettriche quando si toccava il porta lampade a lampadina accesa.

Ecco il contratto ENEL 1960 della propria casa in via Roma




      FINE
I cinema a Cellole

A cura di
Prof. Domenico Girone

IL  CINEMA  CALENZO
All’inizio degli anni ’60 a Cellole esistevano due cinema: uno chiuso ed uno all’aperto. Tutti e due dello stesso proprietario.
Il cinema chiuso veniva utilizzato d’Inverno. Quello chiuso è stato il più utile perché oltre alla proiezione dei film,si cominciarono ad organizzare intrattenimenti a Capodanno e Carnevale. Fu dato poi inizio alla “Festa della Primavera” che veniva fatta il 21 Marzo e per l’occasione venivano cantanti di vario livello artistico. Nella sala venivano messi tanti tavolini con sedie e dietro prenotazione ognuno aveva il posto riservato. Naturalmente potevano entrare anche chi non aveva prenotato pagando semplicemente il biglietto d’ingresso però senza potersi sedere. La serata era danzante. Chi stava seduto poteva mangiare e bere ciò che il bancone teneva esposto.
Il cinema all’aperto,stava dove attualmente c’è l’edicola, presso l’Asilo, fino al Bar Papillon che era la parete sulla quale veniva proiettato il film. Oltre alla proiezione dei film di tanto in tanto veniva organizzata qualche serata con complessi musicali per i giovani. I cinema all’inizio aprivano solo la Domenica,poi, man mano,cominciarono ad aprire anche durante la settimana.
Curiosità 1 Le pizzette Bello era quando si andava a Cinema e Celeste Vitale (buonanima), che aveva il ristorante di fronte al cinema all’aperto,vendeva le pizzette fritte con un po di sugo sopra. Era anche l’epoca che le patatine,la coca cola,stavano invadendo il mondo,gioia per i corpi giovani che desideravano cose nuove, naturalmente anche per chi poteva comprare.
Curiosità 2 sulle piante I tanti ragazzi che non potevano permettersi di andare al cinema,si arrampicavano sulle piante che stavano lungo il corso (poi tagliate con l’arrivo del Comune a Cellole) e cercavano di vedere il film senza pagare. Però bisognava scappare quando qualche anziano li richiamava:
anziano   Che state a fa la ncoppa?
Ragazzo   niente ziò!
Anziano   allora scignète e iatevènne a casa
Ragazzo   si si mo ce ne iammo subito
Cosi svaniva l’occasione di poter vedere il film a sbafo.
IL   CINEMA  VERRENGIA
Poco dopo fu aperto un altro cinema,lo stesso all’aperto. Fu Girolamo Verrengia ad aprirlo e stava dove adesso sta il “Bar del Sole”. C’era una casa con una stanza sopraelevata. Luigi Gallo era quello che proiettava i film. Lui era un radiotecnico per cui sapeva risolvere le situazioni nel campo dell’elettronica. A distanza,della casa,circa un 30 metri,c’era una parete alta quasi fino al piano superiore.
Foto Antica chiesa di S. Lucia nominata: ”Ru cappellòne” scattata un poco prima che venisse abbattuta. Si intravede,a destra,la casa e la parete del cinema all’aperto di Girolamo Verrengia sulla quale Luigi Gallo proiettava i film.

   
 FINE

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