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Sagra dei Fagioli

Storia di Cellole > Usi e Costumi

Secondo quello che siamo riusciti a sapere fino ad ora, le cose dovrebbero stare cosi:
Con la Riforma Fondiaria del 1922,
e la costruzione del primo impianto di sollevamento delle acque del pantano dalla palude al mare a Punta Fiume.


Con il Trenta Palmi ,(Fusaro)

Rifatto, fu dato avvio al prosciugamento della palude.
Furono assegnate le terre del pantano a tutti quelli che, una volta avuto il via libera dal comune di Sessa, avevano la forza di rimboccarsi le maniche, di munirsi di pantaloni abbastanza robusti e tanta salute ed altrettanta volontà di combattere con tutto quello che si riesce a trovare in una palude.
Dalle canne alte tre metri, alle sanguisughe ai serpenti, per non parlare della malaria, tifo ed altre belle cose contro le quali,(non esistevano all'epoca neanche le medicine adatte a curarle) bisognava combattere.


Con l'acqua che man mano si ritirava era oltremodo improbo il lavoro di disboscamento, cercando di far defluire l'acqua più in fretta possibile.
Onde poter liberare più terra che si poteva ma sempre in ragione di due Moggia ( un moggio equivale ad un terzo di ettaro) a famiglia. Questo pensiamo che sia stato un limite fissato dal comune di Sessa, per avere sotto controllo la situazione.
Questo controllo, era possibile proprio perché era stato concesso il permesso di appropriarsi, in qualità di affittuario, soltanto di due Moggia a famiglia, e perciò venivano tassati tutti allo stesso modo e per la stessa somma.
Erano angherie subite da quella stessa gente che dopo aver fatto tutto quel lavoro, si è vista tassare quegli stessi pezzi di terra, cosi duramente strappati alla natura ostile del posto.
Anche se le raccolte erano abbastanza ricche, per il lavoro immane che costavano, ed i sacrifici occorrenti per realizzarli, non giustificavano il balzello che il comune pretese.
Con l'avvento della seconda guerra mondiale, e dopo che era stato riallagato il pantano (durante la ritirata, dell'esercito tedesco che fece saltare le sponde del fiume Garigliano, dalle parti del pantano, consentendo allo stesso di allagare tutto quello che era possibile, rimettendo sotto l'acqua tutto quello che era costato anni di lavori, malaria e morti per l'utilizzo di quelle terre.).
Con la nuova riforma del dopoguerra, si diede l'avvio alla costruzione di altre due idrovore, una a Fontanavecchia, scarico al mare,(Maretico)

e l'altro alle Macchine

( l'unico ancora funzionante) che permisero la coltura intensiva del pantano , come era prima della guerra.
Con il pantano prosciugato, ripresero le coltivazioni di prima della guerra e con maggior impegno, vista la fame che aveva lasciato la guerra appena finita.
Tutto quello che veniva prodotto era commercializzato da alcuni nostri concittadini, Antonio Verrengia, Mario Martucci, Carlo Verrengia (Patanieglio), ed altri che non ricordiamo, in qualità di sensali, operavano per conto di altri, compravano i fagioli dai contadini, li ammassavano e poi venivano a caricarseli, da Napoli, da dove partivano verso tutto il mondo.
Tenendo presente che se prima della guerra, questi signori riuscivano a manipolare sette, ottomila quintali di fagioli, che pagavano intorno alle Diecimila lire al quintale, dopo la guerra e fino agli anni Sessanta i quintali raggiunsero quasi i diecimila che venivano pagati intorno alle ventimila lire al quintale.
Teniamo anche conto che un giornale costava 25 lire, un pacchetto di Nazionali 120 lire, si può immaginare quale era l'impatto della raccolta annuale dei fagioli, tenendo anche conto che per ogni moggio ne uscivano più di venti quintali, per anno si intende.
Oltre i fagioli, sullo stesso pezzo di terra, si coltivava anche grano,granoturco,pomodori, si cercava di sfruttare al massimo la fertilità del terreno.
Ed è anche da tenere in considerazione un'altro aspetto della vendita, cioè quello di tutto quello che non passava tramite i signori summenzionati.
Tutti i piccoli commercianti del basso Lazio, non si rivolgevano a questi signori, ma era loro abitudine recarsi direttamente in campagna ad acquistare quello che gli serviva, e che sommava quasi al 40% di tutta la produzione, anche perché il contadino da questi ricavava qualcosa di più.
Da tenere presente il sistema di lavoro dei fagioli, dalla semina ai primi di Marzo, dopo varie zappettature, si arrivava ai primi di agosto.
Si incominciava la raccolta, cioè ,la sera si partiva con la carretta , tutta la famiglia, piccoli compresi, ed anche qualche collega a "rendita giornata", cioè io aiuto te e tu aiuti me.
Si arrivava prima di mezzanotte, e si incominciava a scavare le piante di fagioli, ormai secchi, il lavoro si faceva di notte perché di giorno troppo secchi e friabili, non permettevano un ammasso senza troppe perdite, la notte con la temperatura più mite e l'umidità maggiore, permetteva una certa facilità di lavorazione senza alcuna perdita.
Verso le tre, al lume di candele e con la flebile luce della luna si mangiava e ci si riposava un pò, in attesa di riprendere.
Da considerare che le "perdite" erano quelle che servivano a noi piccoli a guadagnare qualche soldo, perché eravamo addetti alla "uncolatura" cioè la raccolta di tutti i fagioli extra battitura.
Dopo scavati si lasciavano in file parallele, sparpagliati in modo che si riuscisse ad essiccare tutta la pianta, per un paio di giorni,rivoltandoli spesso, anche per tenerli sotto controllo.
Da ricordare anche che a quei tempi ogni tanti moggia di terra, c'era un guardiano, un vero e proprio Vigilante, pagato dai coloni.
Si ammucchiavano su spiazzi fatti di teli o solo spiazzi ripuliti, e si incominciava la battitura, per separare i fagioli dal resto della pianta, poi venivano passati col "cascaturo" poi ventilati e messi dentro i sacchi pronti per la vendita.
Ci fa molto piacere ricordare, che tra" fontanavecchia"," bocca di pantano"," la matrice","la stella", non facevi più di cinquanta metri senza trovare gente che cantava e lavorava come solo i contadini sanno fare, c'era più gente "abbascio pantano" che a Cellole, durante il periodo della raccolta dei fagioli.
Da Cellole partivano camion di fagioli per tutte le destinazioni, vagoni ferroviari direttamente per la Francia, chiesti espressamente i " Cornetti di Cellole".
Con tutto questo e con tanta voglia di uscire dalla ghettizzazione che ci era sempre stata imposta, è cresciuto un paese che ha sentito il flusso di benessere scaturito da tutto questo.
Poi proseguito in altri modi e con altri mezzi, ma come è stato determinante per il paese, questo periodo, non lo sono mai stati altri, ne lo saranno mai.
Forse solo qualche altro giorno può menzionarsi insieme , ma questo riguarda una cosa che non viene vista da tutti allo stesso modo.
Il paese che era prettamente agricolo, e che dal pantano ha ricavato tutto il benessere che si poteva, da molti anni in qua, si è persa quella vocazione ed adesso che siamo "industrializzati", " motorizzati" , e tutti Dottori, la terra non si lavora più.

( Passare per quel Pantano rigoglioso di vita e di amicizia di saluti fraterni e rispettosi verso tutti e tutto, viene da piangere, Container, erbacce, canne,terre incolte, non è proprio un bello spettacolo) ,ma noi i fagioli li mangiamo lo stesso.
Con tutto questo speriamo di aver contribuito un tantino a far conoscere i nostri Fagioli.

Se non siamo riusciti a convincervi con quanto sopra, speriamo di riuscirci con quello che segue..

Gentilmente concessa da Mattia Freda
La Sagra dei Fagioli
Un po di storia.
Cellole, ridente cittadina posta tra i monti Aurunci, il Mar Tirreno ed il fiume Garigliano, già frazione
di Sessa Aurunca e costituita comune autonomo nell'anno 1970, da sempre ha fondato la sua economia principalmente e prevalentemente sull'agricoltura: ortaggi, legumi e tabacco i prodotti di questa terra.
Il 15 Agosto 1974, da un'idea dell'allora parroco della chiesa di San Marco e San Vito, don Cosma Capomaccio, e con l'ausilio di un esiguo numero di persone del posto, vede il suo sorgere la 1^ edizione dell'Estate Cellolese o meglio comunemente conosciuta come la Sagra dei Fagioli, nonchè prima sagra paesana dell'intero territorio aurunco.
Tra i fautori ed esecutori dell'iniziativa, insieme al sacerdote, vanno annoverati i nomi di Tommaso Bove e della moglie Anna Di Matteo ( zi nannina), Celeste Freda coniugata Freda, Antonio Fusciello ( masto Ntunino), Biagio Sorgente ( masto Biasio), Antonia Sparagna, Elena ed Antonietta Freda,Angela Martino, Pietro Freda ( zi Petuccio), Cristina Freda coniugata Di Paolo, Concetta Verrengia, Concetta Martucci, Ida e Giovanna Gentile, Concetta Martucci coniugata Verrengia : questi quelli di nostra memoria.
La Sagra dei Fagioli, per questa sua prima edizione vede la sua preparazione ed il suo svolgimento nella piazza centrale del paese, dove oggi sorge la villa Comunale e denominata piazza A. Moro, per tanti anni punto di riferimento per i cellolesi proprio per la vendita all'ingrosso dei fagioli e degli altri prodotti della terra.
La Fase Preparatoria della prima edizione.
Fare la sagra si: ma da quale punto partire? Quale il modo per allestire?
Per la realizzazione e lo svolgimento dell'edizione del 1974 i fagioli vengono offerti dalle famiglie di Cellole nei limiti delle proprie disponibilità. Cosi alla fine vengono raccolti ben 27 Kg. di fagioli; questi, poi, vengono messi a cuocere nei pignatiegli , ovvero tegami in terracotta di varie dimensioni utilizzati dagli anziani per la cottura dei cibi vicino al fuoco del focolare di casa. Questo tipo di tegame, insieme alla rama , cioè un numero di pentole di rame, facevano parte della dote che la donna portava con sè, insieme al corredo ,( lenzuola e altra biancheria), nel giorno del matrimonio. Da quanta rama portava e dal numero delle lenzuola del corredo, si vedeva lo stato economico della famiglia con cui la famiglia dello sposo era andata ad apparentare.
Ma i fagioli, nella tradizione cellolese vanno mangiati con il pane. Come reperire il pane?
Non resta che fare lo stesso discorso dei fagioli: ad alcune famiglie viene chiesto il sacrificio di fare gratuitamente "una fatta di pane", cioè un ammasso di 10 Kg. di farina e dell'acqua necessaria, messa a lievitare in pezzi e cotti al forno a legna: solitamente in " una fatta di pane" venivano fuori dai 12 ai 15 pezzi di pane di circa 2 Kg. ciascuno.
Cosi la sera dell'Assunta ( 15 Agosto ndr) ai convenuti in piazza viene dato un piatto di fagioli, una fetta di pane casereccio ed un buon bicchiere di vino locale. il tutto gratuitamente.
Nella piazza,per l'occasione viene allestito anche un palco: nella parte sottostante si procede alla distribuzione dei fagioli, nella parte soprastante, invece, fa il suo esordio il Gruppo Folkloristico Cellolese, gruppo nato proprio in occasione dello svolgimento della Sagra che propone balli e canti della vita agricola, sociale e ... sentimentale della gente di Cellole,di un tempo che fu risvegliando negli anziani piacevoli ricordi e nei giovani conoscenze di una vita solo raccontata.Certamente non manca la punta di scetticismo e qualche remota paura di insuccesso, ma alla fine tutto si svolge all'insegna dell'allegria, della novità e nel migliore dei modi, con l'apprezzamento e l'augurio da parte degli intervenuti.
Dopo la Prima , il Prosieguo
Sull'onda del successo della prima edizione, nel 1975, fin dal mese di luglio fervono i preparativi per lo svolgimento della seconda edizione.
Il gruppo organizzatore assume nuove sembianze: ai fautori delle Sagra si aggiungono altre persone cellolesi che volontariamente offrono la propria collaborazione per la buona riuscita della manifestazione.
La preparazione della Sagra e la cottura dei fagioli, da questo anno, non avviene più nella piazza, ma nei locali e nel giardino della parrocchia di San Marco e San Vito, messi gentilmente a disposizione dal parroco Capomaccio. E da questa edizione la distribuzione dei fagioli avverrà proprio dal cortile adiacente la chiesa.
Dagli iniziali 27 Kg. si passa ad un Quintale di fagioli, la cui cottura, vista la quantità del prodotto, avviene nei " caurari ", ovvero caldaie di rame capienti per la cottura di circa 20 Kg. di fagioli.
Cosi il 1975 diventa l'anno delle innovazioni e tra queste ne va annoverata ancora qualche altra. Non solo i fagioli fanno parte della cultura culinaria di questa terra, ma anche pomodori, melanzane e peperoni. Ed allora perchè non far degustare ai convenuti anche questi altri prodotti ? Presto detto, presto fatto. Si va per le campagne circostanti la cittadina di Cellole in cerca ed a raccogliere questi altri prodotti che ben volentieri vengono offerti al gruppo organizzatore dai vari coltivatori terrieri tra i quali annoveriamo: la famiglia Sarno, Giuseppe Caliendo, la famiglia Cuomo, Armando Pecoraro, Umberto Gamba, Pietro Di Serio, la famiglia Memoli, Sinibaldo Cimino.
Ecco quindi la sera del 15 agosto 1975, per i convenuti alla seconda edizione della Sagra dei Fagioli una bella sorpresa viene a loro riservata: al piatto di fagioli accompagnato dalla famosa fetta di pane casereccio ed al buon bicchiere di vino rosso, viene offerto anche un nuovo piatto con melanzane e peperoni fritti ed insalata di pomodori. Il tutto naturalmente ancora e sempre gratuitamente.
La notizia corre di bocca in bocca. La vicina Baia Domizia diviene valle echeggiante della manifestazione che si svolge a Cellole " la sera dell'Assunta ". Di anno in anno, si registra un numero sempre più considerevole di persone che la sera del 15 agosto si ritrovano nella nostra cittadina per degustare i piatti della tradizione cellolese. Cosi che dagli iniziali 27 Kg. si arriva in pochi anni a cuocere ben quattro quintali di fagioli per poter soddisfare le esigenze di tutti.
Visto poi l'enorme flusso di persone che si recano a Cellole per la Sagra dei Fagioli, da alcuni anni l'Amministrazione Comunale ha deciso di partecipare alle spese di gestione della Sagra stessa. Ed è cosi, su questi canoni e con queste premesse, che da tantissimi anni, ininterrottamente a Cellole, la sera del 15 Agosto si svolge la
SAGRA DEI FAGIOLI.


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